Twitter: melius deficere quam abundare

28 ottobre 2011, Milano. Fuori da un pub in centro città due folli del web discutono sui più variegati temi fino ad arrivare ai social network. Due personaggi strani, fuori dallo stereotipo del nerd o del social media manager sempre connesso. Uno dei due è Lisa.

Si crea subito un certo feeling di idee. Ed è così che un’idea che mi ronza nella testa, diventa uno spoiler alle orecchie di Lisa, che fortunatamente non ha divulgato. Ed ecco che condivido un po’ con tutti.

Melius deficere quam abundare. Se avessi scritto questo post al tempo in cui l’ho pensato avrebbe preso una piega diversa, o meglio, un epilogo diverso.

Secondo il mio punto di vista il successo di Twitter (oltre 100 milioni di utenti, di cui il 40% lurker, ovvero ascoltatori del media) è dovuto esattamente alla sua semplicità. Partito come un media di nicchia (contro Facebook, che oggi ha circa 800 milioni di utenti, di cui il 50% si logga sulla piattaforma ogni giorno), oggi cresce cresce cresce.

La forza di Twitter sta nella deficienza dei suoi soli 140 caratteri. La timeline, per quanto ricca, è fatta da testo puro. Pochi millisecondi e un tweet lo leggi. Scorri la timeline in modo regolare essendo tutto in un formato omogeneo. Su Facebook oggi trovi di tutto: dai video, ai poemi, alle immagini e tanta tanto tanto spam.

Una deficienza sopperita dalla sua nativa propensione all’apertura: sono migliaia i servizi che si basano sul login di Twitter, e successiva divulgazione, per offrire dalla chat a messaggi estesi, allo stream, alle foto. API semplici che consentono agli sviluppatori di integrare i loro sistemi in poche righe di programmazione. Un successo: tecnologicamente e geekamente un successo.

Ero fermamente convinto di ciò. Fino a poche settimane fa. Cosa è successo? Beh tre i punti fondamentali:

  • al seguito di Fiorello aka @sarofiorello (che con largo anticipo hai iniziato l’effetto teaser più strategico della storia dei media per promuovere il suo #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend) sono arrivate ondate di VIP italiani con seguito di bimbominkia da panico
  • è stata attivata la sezione Twitter “attività” dove si può vedere un po’ tutte le azioni dei follower
  • Twitter si è messo a promuovere cose come “cerca su Twitter i tuoi amici, dalla tua rubrica”

Mamma mia queste cose puzzano così tanto di Facebook. Spero vivamente non faranno anche il passo di aumentare le dimensioni dei tweet o il loro formato. Spero.

E WhatsApp?

Un altro prodotto che voglio citare per giustificare il titolo è proprio questo messenger multipiattaforma: WhatsApp. Cosa ha di diverso dai mille sistemi di messenger che già ci sono sul mercato e molto più potenti di lui? Risposta: “appunto!”. Non ha nulla in più anzi, ha in meno.

La sua deficienza sta nel NON avere una interfaccia web. Lui lo installi, in qualsiasi piattaforma mobile. Si installa imponendo notifica push e si pone – come intento, core business – di essere un sostituto gratuito degli SMS (in realtà dopo il primo anno ci sono dei microcosti: $0,99 per un anno su Iphone, $1.99 su Android).

Non ci sono limiti nella lunghezza dei messaggi, ma il fatto stesso di essere avviabile solo su piattaforme con un (oggi) implicito problema di usabilità scrittoia, consente di non essere sfruttato per scrivere alla gente poemi che non verranno letti. Un successo: in moltissimi ce l’hanno installato e lo usano quotidianamente al posto degli SMS!

Vi immaginate cosa potrebbe succedere se attivassero una interfaccia web, ready to copy&paste?

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11 pensieri su “Twitter: melius deficere quam abundare

  1. imp3

    L’unico svantaggio di WhatsApp è che, dopo un anno, diventa a pagamento. Almeno così mi è sembrato di capire quando l’ho installato.

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    1. Merlinox Autore articolo

      Hai ragione. Ho visto solo ora su market di Android: “First year FREE! ($1.99/year after)” .
      Diamine non brillano di trasparenza.

      Rispondi
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