Twitter: lavoro o distrazione?

Proprio qualche giorno fa su Friendfeed si è accesa una lunga discussione sul tema Facebook e “repressione”. Ovvero sulla chiusura di alcuni servizi web ai dipendenti delle aziende. La discussione aperta dal post di Michele Ficara “Social not work” ha dato spazio a tutti di esprimere la propria opinione e chiaramente le soluzioni risultanti sono state tutte quelle che si possono inteporre tra il “chiudo tutto e lavora”  fino ad arrivare al “fai quel ca**o che vuoi, nei tempi e nei modi in cui è da fare”.

Insomma una classica discussione su come le attività lavorative devono essere coordinate. Un classico dibattito sui modelli che vanno dal rigido controllo di quello che fai, minuto e per minuto, per poi passare a una forma più macchiavellica, dove l’importante sono gli obiettivi, in una dimensione temporale: lavori di notte… è un problema tuo se di giorni cazzeggi.

E proprio sul tema cazzeggio e sul tema Twitter, in queste settimane il più caldo sull’onda dell’appartente “raffreddamento” di Facebook che si alza una “vocina” fuori dal coro. Peccato che quella vocina sia del mammasantissima della usabilità mondiale: sua eccellenza sir Jakob Nielsen intervistato da BusinessWeek.com. (Se vuoi una guida sull’usabilità dai una occhiata qui).

Nell’intervista mr. Nielsen, con 11 libri all’attivo, segnala con una certa cinicità come Twitter sia solo un fenomeno di questo tempo. Ma che potrebbe benissimo fare la fine di Excite e di Geocities (chiuso in questi giorni). E senza mezzi termini, in risposta al fatto che molti CEO si dilettano nel Twitting risponde che il suo vecchio boss era molto attento nell’esprimersi pubblicamente: lo riteneva pericoloso perchè molte persone prendevano veramente sul serio quanto diceva.

Twitter VS Facebook VS Myspace

[ad name=”postdx”]Ma la frase che più mi ha colpito è:

If you care about productivity, don’t check your Twitter feed while you’re trying to get work done. Disruptions are deadly for productivity because it takes several minutes to reorient the brain every time you go off track looking at something else. Stick to checking updates once per day—for example, during lunch. All the tweets will still be there.

A questo punto chiamiamolo Facebook, Twitter, Friendfeed… ma qualsiasi tecnologià push, o che rendiamo noi tale, è una continua distrazione: non sono quei 30 secondi per leggere e rispondere a micromessaggi, ma è il tempo di recupero delle attività interrotte che è preoccupante 🙂

E’ da chiudere? E’ da moderare? Quanto durerà? In ogni caso, come si vede dal grafico, Twitter è ancora un fenomeno puramente Geek e ancora nulla può contro il mostro usabile e popolare di Facebook.

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19 pensieri su “Twitter: lavoro o distrazione?

  1. DanieleMD

    Sul fatto che sia una distrazione qualsiasi cosa in modalità push la penso come te.
    Ciao
    Daniele

    PS lo stai usando sempre meglio freindfeed 😉

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  2. Merlinox Autore articolo

    @DanieleMD: friendfeed è sicuramente geniale: una sorta di Oknotizie automatico, molto meglio gestito e più libero. Un accentratore di Distrazioni ladro di commenti? (scusate avevo il provocandimode attivo)

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  3. gabrielem

    Così come Twitter può essere una fonte di distrazione, lo stesso vale in senzo più ampio per Internet in generale… Allora che devi fare? Smettere di lavorare e farti una vacanza? Perchè no… Ne avrei delle belle da consigliare 😉

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  4. Gabriele

    in ufficio è un dramma, una interruzione anche minima richiede almeno 10 minuti (è stato calcolato) per ritrovare la giusta concentrazione. Quindi secondo me sono da bandire dagli uffici.
    ciao

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  5. yuri

    Riccardo,
    il lavoro è lavoro, ti pagano e devi lavorare (non è riferito a tè), se ti metti nei panni di chi paga ti girerebbero le OO anche a tè se il tuo dipendente chatta, o fa ca**ate intanto che lo paghi.

    Con moderazione si può anche fare, di metodi per limitarne l’uso ce ne sarebbero…non ti faccio l’esempio altrimenti mi tocca scrivere un papiro 🙂 .

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  6. spippolazione

    La tendenza umana al cazzeggio non dipende dallo strumento, se uno tende a distrarsi basta un’email per perdere tempo…

    Allora si dovrebbe lavorare in un ambiente chiuso, con la sola email di lavoro e l’accesso solo ai siti in white list sul proxy ed altre menate.

    Io credo che un ambiente cosi sarebbe troppo avvilente, e mneo produttivo di quel che si creda.

    my 2 cents

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  7. Salvio

    Tolto un sito di distrazione ce n’è un altra. Chiudi Facebook? Uso friendfeed. Chiudi FF? Chatto con tutti via Skype. Chiudi Skype? C’è MSN. Chiudi tutto? ci sono i giochini in flash. E potrei andare avanti all’infinito..
    E’ una guerra persa. E comunque le mail – che non verranno di certo chiuse – sono già abbastanza distraenti. Consigli? Lavorare in due, suddividere il tempo in unità di lavoro (es. 25 minuti), fare il check della mail a mano o comunque dopo l’unità di tempo e concedersi comunque sempre 5/10 minuti per cazzeggiare ogni unità di tempo. Rilassa la mente e lo spirito. E questo è Agile.

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  8. Merlinox Autore articolo

    @Gabriele: ma ti è mai capitato che gli strumenti di social (gruppi, forum, chat) ti hanno risolto in pochi minuti rogne da ore?
    @DanieleMD: molto interessante, spero però non parli di IntenseDebate
    @yuri: chiaro. Se ne è parlato ampiamente anche su FF. L’elasticità e il clima però sono variabili fondamentali per ottimizzare l’efficacia del lavoro stesso.
    @spippolazione: quoto in pieno! Dal topolino al blackberry, dallo snake al sodoko. Al gioco delle 25 celle… lo conosci?

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  9. Merlinox Autore articolo

    @Salvio: ti ho già risposto con la risposta a Spippolazione 😉 Alla fine è la maturità dell’uomo che ne contraddistingue la professionalità.

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  10. elisa

    Uno che non ha voglia di lavorare si distrae con qualsiasi cosa, e al limite impara l’arte di far finta di lavorare. Certo, i social sono una distrazione molto “potente” anche per persone motivate e che solitamente ci mettono tanta buona volontà. Ad esempio, anche se voglio con tutte le mie forze smettere di fumare, evito comunque di riempirmi la casa di sigarette; per dire che la volontà aiuta, ma non basta. Le persone oneste sanno benissimo come fare per non cadere in tentazione, ma senza privarsi di strumenti che potrebbero aiutarli nel risolvere rogne di ore, come hai detto tu. Si tratta di usare questi strumenti con intelligenza e rispetto del proprio lavoro.
    Se dipendesse da me, qualora avessi il sospetto che uno perde tempo, lo richiamerei, e poi, se non vedo risultati, lo licenzierei e ne prenderei un altro. Tanto gente brava che cerca lavoro ce n’è un sacco!
    Sono cattiva? 🙂

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  11. Francesco Gavello

    Il pensiero di Nielsen ha naturalmente il suo perché. Non è tanto il gettare un occhio al social di turno che crea il problema, quanto invece tutto il tempo necessario per rifocalizzarsi sul lavoro precedente.

    E purtroppo è un problema molto più ampio e (come prevedibile) difficilmente arginabile.

    Non è neppure legato direttamente alla rete, se vogliamo: Twitter, con i suoi 140 caratteri carichi di link, ne rappresenta solo la migliore espressione corrente.

    My two cents 🙂

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  12. Merlinox Autore articolo

    @Francesco: certamente. Anch’io sono un fautore che lo sturmento è solo un mero mezzo. Ma mi chiedo anche perchè Twitter in queste settimane stia facendo tanto scalpore e rappresenta una briciolina nei confronti di FB!

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