Turismo Online: ebook di Manuel Faé

InFuso di Web Marketing per Hotel by Manuel FaeWeb Marketing e Turismo è un connubio in grado di coinvolgere forze di ogni tipo: probabilmente è uno dei settori più agguerriti, più difficili e al tempo stesso più trattati – anche dagli operatori turistici stessi – con sufficienza. La soluzione cugginolow cost è sempre dietro l’angolo, specie negli anni di bonaccia con le camere piene.

Manual Fae è un professionista che negli anni ha maturato una notevole esperienza in questo settore, ma che fortunatamente è rimasto ancora potabile: parla in italiano (con accento veneto), evita gli inglesismi e riesce a tradurre spesso e volentieri il marketing in concetti terra-terra. Perché – guardami negli occhi – quando vai a parlare con l’albergatore medio tutte le parole che finisco per ing ion o donabbondismi vari non passano: se ti va male fanno finta di capire, se ti va di lusso di dicono che non hanno capito nulla.
Perché parlo di Manuel? Ovviamente perché mi ha profumatamente pagato (ecco Google che ascolta e quindi vuole i link in nofollow…)  e perché ha raccolto e riordinato egregiamente anni di post e consulenze in un ebook che merita di essere letto, ma soprattutto è gratis: SCARICALO DA QUI »

Manuel Faé: mettici la faccia!Di cosa parla il libro: beh la landing page è fatta benino (dicono Faé sia un eccelso Persuasive Copy Writer) quindi trovate ogni info. Diciamo che prende per mano il lettore introducendolo a riflettere su come un cliente sceglie un albergo, su come convincerlo a prenotare e su come andare a trovare potenziali clienti. Altro che Bignami, qui è un esercizio di stile che ho fatto.

Io ho letto il libro e mi è piaciuto molto. Dato però che volevo regalarti più info ho deciso di approfondire l’argomento con qualche domandina al buon Manuel.

Intervista a Manuel Faé

Inutile negarlo, il vizietto dell’albergatore del “voglio essere in prima pagina per hotel ***” non demorde mai. Qualche uscita di sicurezza per convertirlo in albergatorium sapiens?

Diciamocelo, a tutti piace (o piacerebbe) essere in prima pagina per qualche keyword che gli sta particolarmente a cuore, ergo non vedo perché gli albergatori dovrebbero fare eccezione a riguardo. Piuttosto, parlando di web marketing per gli hotel, la differenza vera la fa il poter ragionare assieme su che cosa sia utile e cosa non lo sia. Personalmente mi pare ci sia sempre più coscienza da parte degli operatori turistici circa le attività da svolgere per una presenza efficace online. Durante gli interventi agli ultimi convegni a cui ho partecipato, le domande che mi venivano fatte lasciavano indubbiamente intendere questo.

Spesso ci si trova davanti ad Albergatori che amano il bello, curano il loro albergo, curano la loro immagine cartacea e web. Però ad un certo punto se chiedi il valore aggiunto del proprio hotel o perché un cliente dovrebbe scegliere loro e non un altro vanno in panico. Come accompagnare quegli albergatori verso la giusta strada (consapevolezza)?

Solitamente gli hotel che hanno questo problema (cioè non hanno la risposta al quesito: perché un cliente dovrebbe scegliere te) sono strutture che sono in crisi. La cosa bella è che ci sono casi in cui gli albergatori non sanno la risposta ma il potenziale cliente potrebbe ugualmente trovarla online (una sorta di Unique Selling Proposition inconsapevole): googli “nome hotel + recensione” e piaccia o no, in pochi minuti ti fai un’idea precisa di che tipo di struttura ricettiva stiamo parlando (e non sto dicendo che sia la verità, sto parlando di quello che puoi percepire), quali siano i suoi pregi ed eventualmente i suoi difetti [praticamente un’analisi di quello che il mercato percepisce circa il tuo prodotto continuata nel tempo].

Questo è quello che faccio quando parlo con un responsabile e poi gli chiedo se quello che dicono online corrisponde effettivamente a quello che vorrebbe si dicesse. Se le opinioni corrispondono alle sue aspettative è “facile” riuscire a fare una ragionamento di (web) marketing per capire se, cosa, quando, e come intervenire online. Viceversa, quando c’è un problema di reputazione (e quindi di prodotto), il (web) marketing può fare ben poco (leggasi nulla, se non danni) e chi si deve tirare su le maniche è l’albergatore stesso intervenendo e risolvendo quelli che sono i problemi segnalati dagli utenti (e che sicuramente condizionano il suo business).

In generale comunque, “cos’è e perché è importante l’Unique Selling Proposition” dovrebbe essere requisito essenziale per qualsiasi imprenditore, non solo nell’Hotellerie. E’ un qualcosa che viene prima e a prescindere dalle eventuali attività di (web) marketing.

Il mondo LOCAL sta diventando sempre più importante: da TripAdvisor, passando per FourSquare e Yelp, fino ad arrivare al “neo” Google. Come tu hai citato c’è un mondo online che si chiama “recensioni”. Lavorando con gli alberghi spesso e volentieri sia su Trip ma soprattutto su Google ci si rende conto di hotel che “truffano” con recensioni finte: come potersi tutelare, dato il costante aumento dell’importanza di essere ben posizionati sulle mappe, in special modo parlando di Google e SERP?

E’ sempre l’eterno problema tra il fare le cose in modo corretto e scorretto:
capita con la SEO, con FB e i fan farlocchi, con twitter e i follower finti, ecc.
Continuo a pensare che la strada migliore sia poter contare su recensioni spontanee e non lo dico per una questione moralistica piuttosto perchè credo che (anche in questo caso) nel medio lungo periodo questa sia la strategia che paghi (e che non ha controindicazioni).

Nel caso delle recensioni inoltre, pesa molto il fattore fiducia: “chi sei tu perchè io possa fidarmi dei giudizi che esprimi circa l’Hotel Caio o il ristorante Sempronio?”
Quindi valgono le regole della pubblicità più antica del mondo: il passa parola.
La gente meno fessa di quello che si crede.

Ultima domandina. Spesso quando si parla di strategie (sulla carta) ci piace parlare di progetti super fighi, divulgazione, PR, promozioni. Poi si arriva dal cliente e ci si rende conto che il budget è quello che è. Tante volte si declina sul sicuro (adwords?). Se dovessi dare una classifica delle cose da fare in base al budget come la faresti? Prima le cose irrinunciabili e poi quelle che – ahinoi – si possono tagliare.

Parlando di Hotel e strutture ricettive, la prima discriminante è: hai il tuo sito web?

1) Non ce l’hai (sembra assurdo, ma pensa al caso di un b&b con 2 camere). In questo caso, va comunque fatta l’analisi per vedere quale sia il modo migliore per distribuire il prodotto e quali canali usare. Nel turismo è possibile farlo utilizzando una o più o(l)ta e quindi il lavoro da fare è quello di gestire i canali mentre i costi “vivi” sono variabili quindi proporzionali alle prenotazioni effettive che si ricevono. Inutile dire che questa è la strategia più terra-terra che si possa attuare con tutti i limiti del caso (uno tra tutti il non poter gestire la “presenza digitale” in un proprio spazio).

2) Ce l’hai. Qui le opportunità aumentano e le cose si complicano (as usual :-)): Avere il proprio sito web significa avere la propria vetrina digitale ufficiale. Questa è la prima cosa per nulla banale, basti pensare che gli utenti si faranno un’idea di noi basandosi anche su quello che mostriamo nel nostro sito web. Il sito web è osceno? L’impressione che faremo sarà oscena. E’ curato e impostato “come si deve”? L’impatto per gli utenti sarà sicuramente positivo.

Ergo, se la struttura ricettiva ha un sito web, questo deve essere ben fatto e tenuto in modo da farsi trovare in rete e fare bella impressione [Ben fatto e tenuto = ottima usabilità, grafica curata, velocità, ottimizzato per i dispositivi mobile, munito di booking (che funzioni) per prenotare, contenuti e immagini eccellenti ecc.] Quando è cosi si può passare allo step 2
Step 2: come mi faccio conoscere (e trovare) on-line affinchè mi arrivino prenotazioni?
Sinteticamente il percorso è cosi riassumibile:

  1. Individuo il/i mio/miei target (chi sono i clienti potenziali del mio hotel?);
  2. Analizzo la domanda (cosa cercano o che bisogni/desideri hanno i miei potenziali clienti e come cercano online?);
  3. Analizzo la concorrenza (Chi sono i concorrenti online e quali sono i loro punti di forza e di debolezza online?);
  4. Analizzo la mia reputazione online (cosa dicono di me?)
  5. Stesura per punti della strategia digitale da attuare con individuazione degli strumenti necessari per efficentare al massimo la presenza online per intercettare i clienti potenziali e convertirli in clienti.

Fatto ciò avrò gli elementi per poter decidere, in base ad obiettivi, stato dell’arte e priorità, quali strumenti usare, quando e quanto (per strumenti, intendo SEO, PPC, display adv, remarketing, email marketing, presidi social, canali o(l)ta, ecc.). Insomma, da qui esce la “classifica delle cose da fare”

Predisporre un piano di (web) marketing è solitamente vissuto come uno scoglio ma è intuibile (mi auguro) come invece possa diventare una sorta di road map che possiamo utilizzare nel tempo per verificare se la rotta è quella giusta e soprattutto come sia possibile correggerla qualora fosse necessario.

L’alternativa è applicare il “cosi fan tutti” + “facciamo quello che va di moda oggi” e quindi a seconda del periodo, fare SEO, oppure PPC, oppure aprire la pagina su FB e invitare fratelli sorelle zii e amici, crearsi l’account twitter (e lasciarlo puntualmente abbandonato), un po’ di Pinterest e 2 etti di Instagram (ah beh, mica vorremmo trascurare il visualstorytelling…)

D’altronde, quando si va dal medico, prima si espone quali sono i sintomi che abbiamo (ho un dolore al collo che non mi permette di dormire), poi si ascolta il medico che individua il male che abbiamo e ci da la cura (pillole, goccie, terapie, ecc.)

Nel web marketing troppe volte si parte dalla cura (SEO, PPC, display adv, remarketing, email marketing, presidi social e..) senza sapere quale sia il male e poi, quando si è disperati, si va al pronto soccorso… (che in questo caso non è mutuabile)
Prevenire è meglio che curare, vale anche per il web marketing.

Manuel grazie per questa ultima risposta. Però io quando leggo “analizzo” e altre parole inizio a fare il conteggio delle ore. Poi mi viene il vizio di moltiplicarle per un costo medio e vedo molti progetti “medi” sfumare. Per quello volevo capire se ci sono dei “Minimi Sindacali” su cui operare in regimi di low budget.

Ti sei risposto da solo: se percepisci che fare un’analisi per avere un piano operativo (di web marketing in questo caso), sei anche in grado di percepire quanto valga per te (e per il tuo business). Quindi, il valore (minimo sindacale) lo devi avere tu in testa. Tu, (imprenditore, direttore, manager…) devi essere in grado di capirne il valore (o costo). Solo cosi potrai valutare se l’eventuale proposta economica che ti viene fatta sia ragionevole o meno.
Ah, volevi una cifra? Dipende…

(Risposta da ***)

ps: Manuel mi hai sbagliato gli accenti di tutti i perchè: perché?

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *