Apr 28

Questo post rappresenta il mio articolo pubblicato su Blog Magazine di Aprile. Non perdetevi gli altri interessanti articoli! Per una lettura migliore, con un layout più curato e le immagini esplicative (grafici compresi) consiglio la lettura del magazine originale.

Cosa come e perché una vita parallela virtuale

Grazie all’aiuto di Ennio Pirolo, ho scoperto che online c’è un giovane ragazzo, di nome Antonio Salvi, che ha dedicato ore ed ore della sua vita a studiare SL e ad implementare soluzioni software basandosi sulla piattaforma 3D interattiva. Lo ringrazio anticipatamente per la disponibilità e per il materiale fornito che potete trovare online sul sito della sua tesi universitaria.

Second Life (SL) può essere considerato, dopo l’invenzione del web, una delle più geniali rivoluzioni tecniche e di comunicazione degli ultimi decenni. Per i pochi sopravissuti all’attacco mediatico di massa per la sua promozione, che ancora non sanno di cosa si stia parlando, cerco di spiegarlo brevemente, aggiungendo qualche curiosità.

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Dec 24

Durante un corso SEO ho avuto modo di conoscere una persona con la quale ci si conosceva via Blogosfera: io sapevo chi era lui, lui sapeva chi ero io. Forse qualche email per info sul suo gigantesto sito: il famoso alverde, un vero punto di riferimento per guadagnare online con blog e siti. Ne è nato un ottimo rapporto, che ho il piacere di consolidare (che sia il suo regalo di Natale???) con una intervista: Paolo Moro, CEO di Alverde.net!


Buongiorno Paolo, come andiamo? Ormai ci sentiamo giornalmente e quindi ne approfitto. Ho avuto modo di conoscerti aldilà dei confini 2.0 e devo dire che sono rimasto veramente molto colpito. Levaci una curiosità, come è iniziata la tua carriera sul web?

Ciao Merlinox! La mia carriera sul web è iniziata per caso: nel 2000 ho iniziato a guadagnare qualche decina di migliaia di lire con servizi web che pagavano gli utenti per guardare dei banner pubblicitari durante la navigazione in internet, poi ho provato i primissimi programmi di affiliazione attivi in Italia e nel 2001 ho creato un sito (alVerde.net) su questo argomento a cui mi sono appassionato. Ora sembra normale ricevere dei soldi da AdSense e simili, ma 8 anni fa non era proprio così. Nel 2003 ho aperto la partita iva e così il mio hobby "guadagnare con i siti web" è diventato un lavoro, che mi ha dato moltissime soddisfazioni.

Cavoli hai iniziato presto. Cosa ti ha fatto credere così tanto nel internet advertising? Pensi che le aziende italiane inizino a capire il valore del web anche come luogo promozionale?

Molte aziende intuiscono che il web è un buon canale pubblicitario, ma spesso non capiscono come usarlo in modo efficiente. Forse è questo il vero problema.

Oggi invece sul web le aziende iniziano a credere parecchio. Parallelamente però nascono ogni giorno nuove figure "professionali", ma soprattutto emergono ciarlatani che si innalzano ad esperti in un mondo titleLess. Come distinguere le professionalità? Come tutelarsi? 

Prima di affidare un incarico ad un presunto professionista è bene cercare informazioni sul web in merito ai lavori da lui svolti online. Internet agevola questa ricerca di informazioni che include anche l’opinione di altre persone e le referenze (vedi social network professionali tipo linkedin).

Oggi si parla sempre di più di SEO. Le lame sono sempre più affilate: aumentano gli investimenti, aumentano siti e azienda e la competizione sulla "home serp" è alle stelle. Ma studiare SEO oggi è qualcosa di empirico o qualcosa di scientifico? Filosofia su alcune basi concrete o continua ricerca e studio degli algoritmi?

La SEO è un’attività empirica basata cioè sulla sperimentazione. Infatti, chi vuole comprendere il funzionamento dei motori di ricerca non può far altro che continui test. L’alternativa è quella di ignorare gli algoritmi (almeno i dettagli degli stessi) e ragionare così: "Google ha bisogno di contenuti buoni da mostrare ai propri utenti; faccio quindi contenuti utili e unici, sarà poi Google a premiarmi perchè gli sto dando esattamente quello che gli serve". A parte questo, la SEO è sempre più legata al marketing e alla comunicazione perchè il posizionamento non dev’essere fine a se stesso, ma deve portare ad un incremento di conversioni (contatti, vendite, ecc.) altrimenti è inutile. Per questo motivo le competenze richieste ad un SEO sono sempre maggiori (non bastano più gli algoritmi).

Io sono più per l’approccio filosofico. Concordo con i test, ma se nel mezzo di un test loro cambiano le regole, noi siamo inconsapevoli, e l’esito del test non è "corretto". Questo però non esclude che anch’io ogni tanto qualche test lo faccio, vedi quello dell’OCR. A questo punto ti ringrazio e ti lascio l’ultima risposta "aperta" per dire quello che vuoi e per un saluto ai lettori. Ciao e grazie del tempo dedicato.

Hai perfettamente ragione. Vorrei concludere dicendo che sono convinto che l’unico metodo sempre vincente sia quello di impegnarsi per creare contenuti/servizi/prodotti in grado di soddisfare i nostri utenti utenti/clienti, tutto il resto (posizionamento, vendite, guadagni) viene di conseguenza. Voglio approfittare di quest’ultima risposta anche per augurare un felice Natale e un 2009 ricco di soddisfazioni a te e a tutti i lettori del tuo blog. Ciao!

Grazie mille quindi a Paolo e complimenti per il suo prezioso lavoro. Confido possiamo collaborare ancora come ogni tanto facciamo con dei cross post e con qualche acceso scambio di idee. Buone feste a te e a tutti i lettori ancora online.

Apr 1

Con l’uscita della nuovissima versione di Wikio, avevo il piacere di parlare direttamente con uno di Wikio e capire quali i progetti futuri e cosa c’è alla base di uno dei più complessi siti italiani. Quindi un benvenuto ad Alex e un grazie per l’immensa disponibilità dimostrata.

 

Ciao Alex, finalmente riusciamo a parlarci. Tutti conosciamo Wikio e tutti rimangono inizialmente un po’ spaesati di fronte al suo funzionamento. Come nasce Wikio? Vi sentite più Social Bookmark, Meme Tracker o Ezine molto 2.0?

Ciao Merlinox, Wikio nasce come progetto europeo nel 2006, ora abbiamo la versione itailana, spagnola, francese, tedesca e da pochissimo una versione Uk only:

www.Wikio.it / www.Wikio.es / www.Wikio.fr / www.Wikio.de / www.Wikio.com / www.Wikio.co.uk

Wikio è abbastanza complicato ma cercherò di semplificare:

  • un team di 10 documentalisti trova, o convalida blog e altre fonti d’informazione
  • i feed rss di questi connettori vengono interrogati ogni pochi minuti
  • i post in arrivo vengono passati dentro un motore semantico che ne capisce il senso preciso che il motore semantico di Wikio è assistito dal lavoro quotidiano dei documentalisti che stabiliscono delle regole per aiutare il motore semantico a capire meglio i post
  • ogni post riceve i tag in automatico in base al suo contenuto
  • ogni post viene inserito nella categoria appropriata rendendolo disponibile ad una ricerca per argomento

Qualche cifra: 160.000 feed rss indicizzati in 5 lingue, 22.000 in Italia. Ogni giorno "entrano" 60.000 post, 250.000 tag generati automaticamente ogni 24 ore. 2.000.000 di visitatori unici in Italia, 8 milioni globalmente con un aumento di un milione di visitatori al mese

Il team è composto da una quarantina di persone, tra cui Estelle, responsabile dei documentalisti italiani ex surfer di yahoo.
La nuova versione vuole rendere più semplice l’aproccio alle news ai "non geek" introducendo concetti semplici come "abbonarsi" etc.

Wikio in italia cerca di diffondere un uso dei blog come fonte d’informazioni mettendo nella nostra home page news (www.Wikio.it/ultime-notizie) i blog assieme ai media "classici" per comporre le news. Nella sezione dedicata ai blog www.Wikio.it/blogs ) ci sono le discussioni dei blog e queste sono suddivise in argomenti:

• Costume
• Economia
• High Tech
• Politica
• Sport
• TV
• Altro

di questa sezione e per il memetracker video si occupa per tutte le lingue Lorenzo Viscanti (www.noosfactory.com/blog/).

In questa ultima versione abbiamo aggiunto i video che sono analizzati ed indicizzati per contenuti, cosa che nessuno fà al mondo ;) non "leggiamo" i tag o il nome dei video ma ne facciamo un analisi indiretta partendo dai blog che linkano.
Questo concetto di assegnare noi i tag ci permette in news e video di non essere spammati in buona o malafede come altri siti. In questa versione abbiamo anche una sezione shopping che porta il concetto di comparatore di prezzi ad un nuovo step. Infatti oltre ai prezzi forniamo, news, giudizi, forum, video e foto di tanti gadget per fornire un informazione più ampia possibile.

Successiavmente apriremo ai blog programmi d’affiliazione a Wikio shopping.

Ci sentiamo un portale d’informazione, la somiglianza con digg è solo nella possibilità di votare, ma questo è veramente molto riduttivo, avendo i feed già indicizzati siamo molto più rapidi di un digglike e analizzando semanticamente il contenuto riusciamo ad aggregare le news in gruppi d’informazione. Poi selezionando i blog a mano evitiamo di essere spammati da blog che puntno solo ad avere acccessi con titoli "intriganti".

Non mi piace tirarmela ma a mia conoscenza non esiste un servizio come Wikio. Noi ci occupiamo di news. la storia la lasciamo a wikipedia, la ricerca ai vari google/yahoo… per le news venite da noi!

Ti aggungo una serie di link verso screen cast esplicativi fatti da me:

 

Mamma mia Alex, quante cose. Bisogna dire che sulla professionalità del prodotto non ci sono dubbi, anche se penso che in Italia la difficoltà maggiore sia far capire cosa il progetto fa e cosa può fare. Le origini del progetto sono Italiane o Estere?

Si sono un grafomane e per fortuna non ti ho chiamato altrimenti ti tenevo un ora ;-) Cconsiglio di leggere le due review che ci ha fatto Mashable (1-2).

Il progetto è europeo, nato da Pierre Chappaz (netvibes, kelkoo) e Laurent Binard (Mediapps) con capitali in arrivo da tutto il mondo.
Alcune sue parti sono italiane come il memetracker dei blog e dei video curato da Lorenzo Viscanti. In un web che per definizione non ha confini, vogliamo aiutare il web italiano ad espandere ed ad entrare in contatto con i propri corrispondenti europei, per uscire dalla egemonia culturale del .com americano.

Altri riferimenti online coldfusion.sys-con.com / lightspeedvp.com

 

Merlinox intervista Wikio

 

Insomma una grossa famiglia e non un giochino per i bambini. Tu che ne vedi di ogni gestendo Wikio in Italia, cosa ne pensi della blogosfera oggi e della sua evoluzione negli ultimi anni?

Ogni giorno vedo arrivare decine di nuovi blog di qualità su Wikio, grazie ai nuovi strumenti di pubblicazione (i blog) aprire un proprio spazio su internet è oggi facilissimo. E ci sono molte persone che non hanno un blog e che pubblicano direttamente su Wikio i loro articoli via Wikio Publish!

 

Cosa ne pensi dell’ondata di nano-publishing che ha colpito in questi ultimi mesi l’Italia? Valore aggiunto o calo di qualità?

Ad oggi non mi ha sfiorato nessuna riflessione al riguardo, non bevo abbastanza caffé. Dovremmo parlare di caso per caso e credo che mi sono già allargato :-)

 

Se dovessi dare un consiglio ai blogger che vogliono iniziare, in modo professionale, a scrivere sul web cosa consiglieresti?

Mi verrebbe da dirti di lasciare perdere perché in Italia è ancora un mercato poco maturo da questo punto di vista, ma se una persona ha la passione dello scrivere sicuramente a medio lungo termine i risultati possono arrivare concentrandosi sulla qualità.

Trovare una nicchia, rispondere ad una domanda, internazionalizzarsi scrivendo in altre lingue o gemellandosi con altri blog. Non esiste una ricetta miracolosa, forse la passione innanzitutto?

 

Che dire, soprattutto in Italia il problema secondo me è legato alla cultura e al fatto che ci sono zone urbane non ancora coperte non solo dall’ADSL ma dalla normale fonia stessa. Il regime di monopolio Telecom sta mandando in tilt tutto quanto. Siamo arretratissimi. Concludiamo quindi in bellezza. Progetti per il futuro di Wikio, ma soprattutto… cosa vuoi fare tu da grande?

A breve lanceremo la possibilità di potersi creare un gadget Vista, o widget Mac per il proprio blog con il proprio feed logo gratuitamente.
Anche Wikio Pages, il generatore di pagine tematiche sarà tra poco localizzato in italiano (ma è già disponibile a pages.Wikio.it).

Raddoppiare il traffico che Wikio redistribuisce in italia e continuare ad aggiungere blog all’indice. Portare i blog italiani indicizzati in Wikio sui principali media italiani.

Da grande? Continuerò ad aiutare siti europei ad entrare nel web italiano e startup italiane ad espandersi in Europa. In questo momento ho la twittermania, aggiungetemi: Wikioitalia.

 

Mi hai ispirato l’ultima domanda… Quando proporrete un bel bottone anche per blogspot, visto che gli algoritmi li avete già tutti pronti? Ma soprattutto la chiusura di blogbabel potrebbe incentivare il vostro portale, soprattutto per quanto riguarda gli incoming link tracker… sareste pronti ad assumere anche quel ruolo?

Abbiamo assunto da pochissimo una persona che si ccuperà esclusivamente di integrare altri servizi web a Wikio e viceversa, mandare gli articoli preferiti su twitter, segnalare a facebook il nostro feed preferito etc.

Questa persona dovrà rimettere mano ai bottoni di voto, che su Wikio, al contrario di tutti (mi sbaglio? boh) social news non ha bisogno di iscriversi per votare una volta. Ricordo che il numero di voti è importante in Wikio è uno dei fattori, assieme alla pertinenza, la freschezza e l’autorevolezza della fonte.

Non ho mai visto blogbabel come un concorrente diretto Wikio.it,
nei meme:
http://www.Wikio.it/blogs/search/bigbabol (cercare bigbabol e trovare blogbabel è merito del motore semantico assistito dai documentalisti)
nelle news:
http://www.Wikio.it/high_tech/internet/blogosfera/blogbabel

Se non ho capito male sono in 2 a svilupparlo, noi abbiamo 15 sviluppatori tra cui gente che viene da google e kelkoo- Gli " editor" erano blogger che sicuramente sono bravi ma non sono formati come dei documentalisti (Estelle era il team surfer di Yahoo) ma il bello del web è che c’è spazio per tutti e sicuramente una stanza di controllo del proprio blog è utile per quei 20.000 (credo) blog iscritti a BB.

Poi se mi contattano li potrei aiutare a lanciare il servizio in Francia e Germania :-p

Noi che già troviamo difficile avere un ritorno economico esclusivamente legato al mercato italiano preferiamo puntare ai milioni di lettori di news ma non è escluso che l’analisi dei dati interni di Wikio non sia offerta come servizio in futuro. Basta chiedercelo scivendo massicciamente a info(@) Wikio.it ;-)

Feb 11

Dopo tanta fatica ho preso il pesce grosso (spero non si offenda): Luca Conti aka Pandemia.
E’ uno dei più importanti blogger italiani, sicuramente il più cross-mediatico e interrelazionato con il mondo normale. Scrive per il Sole 24 Ore ed è spesso un riferimento per la blogosfera italiana. Autore di alcuni libri su internet, motori di ricerca, etc. il suo blog ufficiale è Pandemia.info!

La tua prima occasione di navigare qual’è stata? Quando hai capito che era l’ora di sfruttare seriamente questo canale informativo?

1996 nel primo internet cafè di Senigallia. Mi ricordo che abbiamo navigato un’ora, insieme ad un amico, e siamo andati sul sito della Ferrari e della Juventus. Dopo poche settimane, all’università, mi spiegarono cos’è Internet e usai Mosaic come browser. Sempre passato un secolo.

Fin da allora se ne parlava sui giornali ed ero già curioso. l’uso intensivo è venuto con le prime flat dial up e con l’ADSL. Le potenzialità erano chiare fin dall’inizio, come testimoniano gli investimenti degli attuali leader di mercato ormai 10 anni fa.

 

Entrare nel mondo del web da soli è un po’ come essere in mezzo al mare senza bussola. Se si è fortunati ci si può arrangiare con stelle, luna, sole per trovare una direzione. Te nel iMare quali segnali hai seguito ma soprattutto quali i primi passi (che poi ti hanno permesso di diventare chi oggi sei)?

Non concordo con la tua affermazione iniziale. Il web è un mare magnum ma sapendo usare i motori di ricerca, soprattutto quelli specializzati, non è poi così difficile trovare ciò che si sta cercando, ammesso che sia online, cosa non scontata.

Primi passi? Imparare ad usare i motori di ricerca, essere sempre curiosi e selezionare giorno dopo giorno fonti sui propri temi di interesse da inserire nell aggregatore e da seguire quindi attraverso i feed RSS. Con il tempo avremo un elenco di siti e blog veramente importanti per noi che ci permetteranno di essere aggiornati su ciò che ci interessa veramente senza spendere tempo e con poca fatica.

 

Come vedi abbiamo ragione entrambi. I motori bisogna saperli usare. A volte per il nostro lavoro sarebbe importante guardare chi non è capace e capire cosa cerca ma soprattutto come lo cerca. Il tuo blog come è nato e come l’hai fatto diventare uno dei più importanti d’Italia (dai dacci qualche tips & tricks…)?

E’ nato come un momento con il quale condividere in maniera immediata e globale informazioni, segnalazioni, notizie ed opinioni. Lo curo d cinque anni, quindi il successo è venuto con il tempo.

Consigli? Essere pazienti e costanti, fornire punti di vista originali e consultare le fonti che non sono seguite dalla massa. Trovarsi la propria nicchia e concentrarsi su quella. Leggere molti blog, partecipare alle conversazioni e non essere avari di link, senza esagerare. Rimanere sempre con i piedi per terra e coltivare l’asset più importante del blogger: la propria credibilità.

 

Luca che dire grazie mille per il tempo perso con questa intervista.
Concludiamo con due domandine di rito: progetti per il futuro e… ti piace la niocca?

:-D spiritoso… mi sembrava fosse una intervista troppo seria! Il
futuro dovrebbe riservare una scappatina a Las vegas…stay tuned per
i dettagli…ormai manca poco

 

Grazie ancora a Luca e a tutti i lettori di questo umile blog.

Alla prossima!

Jan 9

Ecco l’intervista doppia a Mister_No e K76. Due fantastici amici, colleghi ma soprattutto sistemisti con l’inclinazione al web.
Entrambi gestiscono siti, reti, hosting, macchine, clienti… insomma due pezzi da 90 dell’IT italiano.
Andiamo a conoscerli meglio in questa intervista doppia.

 

K76   MisterNo

I vostri primi passi sul PC, ma proprio primi. Che hardware e che cosa ci facevate.

Su PC inteso come computer da casa…. il C64 e ci copiavo i programmi del manuale.
Su PC inteso come primi dos e compagnia bella, avevo un fantastico Olivetti M24 d’un colore grigio/verde stanco, ci si facevano i programmini con Lotus 123 …. mamma mia che scervellamento, grazie al babbo che m’ha tenuto con sè mentre lui lavorava ed io guardavo ed a volte interagivo, avevo 10 anni, 1986 circa.
Poi c’è stato l’evoluzione, un 386 assemblato con 20 Mb di HDD 1 Mb di memoria RAM, così usavo quelal estesa… poi ovviamente mi sono appassionato sulla "spippolazione" hardware
 

con il pc ho iniziato dal principio, paciugando con il primo IBM 5150 che la banca aveva dato come dotazione a un mio zio di Lugano, poi i miei genitori mi hanno comprato il Commodore 64 (ero un figo, i miei amici avevano il vic 20) e lo spectrum z80 di mio cugino.
Mi pare fosse attorno all’82/83 e ovviamente ci facevo i giochini e imparavo il basic. Ricordo che ero diventato un mago degli sprite e sapevo disegnare qualunque cosa e la facevo muovere con il joystick.
Ho anche un vago ricordo di stupidatine fatte direttamente in assembler sullo z80, ma roba tipo due palline che si controllavano con i tasti e se si toccavano scoppiavano e il gioco ricominciava.

 

Sicuramente siete due amanti del mondo dell’IT (information technology), però entrambi non siete lo stereotipo del NERD sfigato. Siete entrambi due personaggi "da chilo" con caratteristiche pungenti e caratteri piuttosto decisi, accesi e sicuramente sanguigni. Cosa vuol dire IT e quale lo spazio nella vostra vita dell’IT? Cosa ne pensate dei classici ingegnerini NERD (ps.: siete ignegneri anche voi?)? A cosa avete rinunciato nella vostra vita a causa dell’IT?

udddiu, io SONO sfigato!
IT … dunque … IT …
mbhà, non l’ho mai considerato come un lavoro, alle volte è stressante, alle volte è rilassante, altre ancora è una marcià in più rispetto ad altri, altre è una debolezza.
Gran parte del mio passato da programmatore/tecnico/sistemista m’ha portato guai (rogne) ma assieme ad essi m’ha dato la possibilità di imparare, di scoprire, di alimentare la mia curiosità…. sono un ficcanaso inguaribile.
Il lavoro che faccio porta via gran parte della mia vita, ma messa giù così è brutta, piuttosto direi che è parte integrante della mia vita, accompagna le mie giornate.
Questo lavoro m’ha dato la possibilità di conosce uno sbanderno di gente, quelli che ricordo sono tutte persone genieli a loro modo.
Purtroppo nella vita normale, quella di tutti giorni, ho delle difficoltà comunicative, mi dicono tutti che sono troppo9 sincero, che certe cose è meglio mandarle giù, ma non posso e non voglio, preferisco esser sincero e dire un bel vaffanculo piuttosto che mandar giù un rospaccio amaro.
Ecco perchè comunico meglio coi computer che con le persone, almeno coi computer posso essere sincero e loro non se la prendono.
Non sono un’ingegnere per fortuna!
Perchè in 4° superiore già avevo un po’ di clienti, sviluppavo programmi per loro.
Perchè in 5° superiore ormai passavo più tempo dai clienti che a casa.
Perchè la scuola m’ha deluso, alla fine delle superiori ero convintissimo che il sistema scuola non funzionasse, e lo sono ancora.

Non voglio aprire una polemica ma un sistema che ti chiede soldi (tantissimi) per imparare e ti mette difronte a professori troppo spesso annoiati e stanchi senza emozioni il cui solo scopo nella vita è valutare e non insegnare, mbhè tutto questo è uno schifo.

Avrei voluto far l’università. Dottorato in informatica, si questo si, ma sarebbe stato un po’ troppo per il mio sistema nervoso.

Purtroppo gli attuali ingegneri sono personcine che si ritengono superiori grazie al loro pezzettino di carta, li capisco, li apprezzo solo però quando mi dimostrano che la loro carta è un valore aggiunto.

oddio, troppo lunga come risposta….. cazz.

 

  Questa e’ facile.
amo la tecnologia in tutte le sue declinazioni, ma ne posseggo il minimo indispensabile.
il pc a casa lo uso solo per giocare (quando moglie e figli me lo consentono), ho comprato il mio primo cellulare l’anno scorso (un telefono normale che fa drin e permette di parlare con altri. a volta mando dei messaggi, ma senxza abbreviazioni o foto o cose difficili di questo tipo), non ho televisori lcd o al plasma, ho un vecchio vcr a nastri, non ho il decoder satellitare, ne’ digitale terrestre.
pero’ mi piace un sacco sapere come funzionano tutti questi oggetti, come sfruttarli al meglio (anche senza pagare, ehm…).
 
l’it per me e’… boh, dovrebbe essere una cosa che ha a che fare con il mio lavoro, ma di preciso non l’ho mai capito.
se non sbaglio una volta si chiamava "informatica" e comunque a causa su non ho rinunciato proprio a nulla, anzi, grazie all’it ho avuto un sacco di oppurtunita’.
 
per il p.s. : non sono ingegnere e non sono particolarmente amante di chi ama esibire i propri titoli.

non amo neanche i p.s.

Come vedete il futuro prossimo dell’IT? Cosa ne pensate della web 2.0? Ma soprattutto quali i vostri progetti nel breve termine?

il futuro prossimo… bella domanda!
la prossima?
ah si il web 2.0! E’ una moda, una bella moda e come tutte le mode passerà e poi tornerà, già oggi ci sono servizi che si professano 2.0 quando di duepuntozero hanno poco pochissimo se non nulla.
A breve termine spero di riuscire a terminare l’acquario salato, far passare la revisione alla mia macchina (argggghhhh me l’hanno bocciata), e finire quest’intervista
A parte il cumulo di facezie di cui sopra, spero di riuscire ad affermarmi in questo mercato un po’ strano di blog e persone che si scambiano favori, pacche sulle spalle e critiche. Per ora sto osservando con curiosità, tanta tantissima curiosità.
 

a mio parere l’it si infilera’ ancora piu’ in profondita’ nella vita di ognuno (e niente doppi sensi per favore…) e non se ne potra’ fare a meno in nessun campo.
anche se in alcuni campi c’e’ ancora molto lavoro da fare, come ad esempio nella pubbilca amministrazione, in altri ormai c’e’ solo l’imbarazzo della scelta.
se penso che cinque anni fa il display integrato nel frigorifero era considerato un’applicazione "esoterica" mentre ora e’ un accessorio disponibile in ogni cucina (si vede che ho sfogliato cataloghi ultimamente ?) o che oggi posso comprare un paio di scarpe che dialogano con il mio ipod e dicono a tutto il mondo quanti metri ho percorso nella giornata, da una parte mi esalto per quello che offre la tecnologia odierna, ma dall’altra mi vengono i brividi al pensiero di poter essere controllato in ogni mia piu’ piccola attivita’.  Orwell era un ottimista…
 
web2.0… ti diro’, per me e’ web e basta.
Rete nel senso piu’ ampio del termine nella quale far correre qualunque tipo di dato e sviluppare qualsiasi tipo di applicazione.
 
Io sono molto legato alla definizione di "cyberspazio" di Gibson, che ha descritto la "matrice" quando internet ancora confinato agli ambienti universitari ben lungi dal divenire il fenomeno che conosciamo e per me e’ questa l’immagine del web.
 
Per quanto riguarda me, tendo a sopravvivere

 

 

Grazie infinite ai due grandi colleghi ed amici per la collaborazione e la disponibilità.

Sono certo questa intervista può essere di riferimenti per molte persone, specie per coloro che vogliono avvicinarsi all’IT.

I riferimenti sono k76 (etechs) e MisterNo (rubagalline).

Grazie ancora.

Nov 26

Nella vita chi ha fortuna può trovare grandi Maestri. Nella vita chi è simpatico almeno una volta ha letto Lupo Alberto.
Per il principio del Crossover però io ho avuto la fortuna di conoscere Maestro Alberto.
Ormai nel web lui è una figura mitica, come Ercole Achille o altri personaggi storici.
Lui è li, sempre. I suoi post precisi su tutti i tool online disponibili e soprattutto quell’affetto e passione rivolto al mondo dell’infanzia.
Oltre tutto è proprio maestro di scuola. Iniziamo a conoscerlo meglio.

Caro Maestro, come è iniziata la tua passione per il web e i tool online?

Sono sempre stato affascinato dalla tecnologia. Alla fine degli anni ‘80 ho scritto la mia tesi di laurea con Word 4, in Dos, Windows non era ancora diffuso. Ricordo che i miei compagni di corso ancora la scrivevano a mano per poi passarla alla dattilografa…
La mia passione per il web è iniziata con il web stesso, poi, anni fa, nell’ambito di un corso di formazione per insegnanti, ho scoperto il web dinamico, i cms, e così mi sono deciso ad aprire un blog scegliendo WordPress, volevo costruire un sito moderno, usabile, diverso da quelli statici e convenzionali che spesso si trovano in ambito didattico e scolastico.
E’ nato così Maestro Alberto , un blog diretto agli insegnanti, alle famiglie e ai bambini della scuola elementare dove lavoro da anni e in cui si possono trovare informazioni, risorse didattiche ma anche giochi e applicazioni web con valenza educativa.
Motivato dall’entusiasmo e dal successo ottenuto (che certo non mi aspettavo) ho deciso di avviare un altro blog più personale, dove sbizzarire la fantasia e coltivare i miei interessi più liberamente, rivolgendomi ad un pubblico più vasto e mantenendo attenzione al mondo della scuola. In questo modo è partita l’avventura di maestroalberto.
Col tempo quest’ultimo è molto cresciuto assieme al mio smisurato interesse per gli strumenti e le applicazioni del web 2.0.

Sei sempre stato un "ricercatore" o qualcosa di particolare ti ha acceso improvvisamente la lampadina del web 2.0?

Più che un ricercatore sono un gran curioso. Mi piace conoscere, apprendere, guardare con i miei occhi. Lavoro con i bambini e mi sento uno di loro: ancora avido di sapere.
Fortunatamente posso scegliere gli argomenti di cui parlare, mi sento libero e cerco l’originalità, evito, per quanto possibile, la rassegna di contenuti che poi si trovano recensiti in altre decine di blog.
La conoscenza delle lingue straniere mi ha certo agevolato. Sono laureato in Lingue, conosco molto bene lo Spagnolo, ma anche l’Inglese e il Portoghese. Frequento quindi la blogosfera spagnola e quella americana da dove attingo contenuti per i miei post.
Poi intorno al blog è nata una rete di contatti e di persone che partecipano, chiedono, consigliano, criticano, e questo ha fatto crescere in me un atteggiamento di rispetto e di stima per i miei lettori, più "professionale". Che cos’è il web 2.0 se non questo? Socializzazione all’estrema potenza.

Voglio mettere alla prova la tua capacità comunicativa e la tua esperienza con il pubblico. Spiega ad un bimbo di 4 anni, ad una casalinga di 60 e a mia nonna di 96 anni che cos’è il web 2.0… ce la fai?

Impossibile. Come riuscire a spiegare il web 2.0 a persone che con ogni probabilità non sanno nemmeno cos’è internet? Tuttavia, visto che è un gioco, ci provo.

Il web 2.0 è un nuovo concetto di internet che consente alle persone di non subire informazioni calate dall’alto, statiche, che possono solamente essere consultate. Il web 2.0 permette di appropriarsi delle informazioni, di condividerle, di contribuire a distribuirle. Il web 2.0 è più democratico, è dinamico, è partecipativo e promuove il coinvolgimento della gente e la socializzazione attraverso gli strumenti di condivisione online.

Il web 2.0 assomiglia a un formicaio dove i laboriosi insetti costruiscono insieme l’edificio della propria conoscenza .

Proverei a trovare parole più semplici per descrivere gli stessi concetti e mi aiuterei con immagini, schemi, disegni, diagrammi, esempi concreti di navigazione.

Se invece lo dovessi spiegare a un geek in erba, gli direi ironicamente che è un bel giocattolo messo nelle sue mani (e in quelle degli internauti) soprattutto da Google allo scopo di guadagnare una montagna di denaro…

Come al solito le tue risposte non deludono. Quello che mi piace di te è soprattutto quel tuo modo di esprimere i concetti ma soprattutto le opinioni in modo forte, senza timore.
Pensi che il web 2.0 possa contribuire al miglioramento della cultura, soprattutto per bambini e ragazzi?
Ma soprattutto quale indicazioni puoi dare ai genitori spesso preoccupati, per gestire al meglio il rapporto bambini-internet?

Direi che il web 2.0 può aiutare nell’informazione, nella comunicazione, può rendere più amichevole e attivo il rapporto con la rete. La cultura è una cosa seria che si acquisisce soprattutto con lo studio, l’applicazione costante, l’esperienza, in un ambiente sociale e scolastico sano, favorevole e stimolante, che sappia sostenere i nostri ragazzi.

Il rapporto bambini-internet, invece, è un tema che mi coinvolge profondamente come padre e come educatore. Preciso subito la mia opinione: Internet non è il male. Certi media purtroppo, superficialmente, trasmettono questo tipo di messaggio.
Internet è uno straordinario mezzo di comunicazione. Se una vecchietta viene scippata nell’autobus mica si può dare la colpa all’autista! Allo stesso modo, se un bulletto carica un video tremendo su YouTube, non si può demonizzare la rete, il problema è di tipo culturale. Troppo facile scaricare su Internet la colpa del deficit educativo prodotto nel corso degli anni nel nostro Paese.
Ci vorrebbe più controllo, questo è vero, ma come per la televisione e per i mezzi di stampa in generale nei quali ugualmente si trovano contenuti inadatti ai bambini propinati senza troppe remore.

Poi c’è l’aspetto della sicurezza. Certamente i bambini vanno tutelati e ci sono molti mezzi per farlo. In questo senso anch’io, con l’aiuto di alcune brave colleghe insegnanti, cerco di offrire il mio contributo. Da tempo infatti lavoro per rendere sempre più funzionale il motore di ricerca per bambini, famiglie e insegnanti che ho creato: Ricerche Maestre: il Web per la Scuola Primaria.
I bambini, talvolta, ne sanno più dei genitori per quanto riguarda la navigazione. Ci troviamo in una situazione paradossale in cui dovremmo alfabetizzare anche gli adulti, i quali spesso e volentieri sono veri e propri analfabeti digitali. Ma questa forse è un’altra storia…

Una fantastica intervista, a mio avviso. Un confronto tra generazioni diverse e punti di vista diversi.
Ringrazio il grande Maestro per la disponibilità, per ciò che ogni giorno fa per il web italiano e per la sua testimonianza.

Nov 9

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Oggi propongo una intervista a mio avviso molto interessante. Come il mondo della Information Technology e di Internet si può fondere con il mondo della salute e della medicina, senza fare danno! L’intervistato è un blogger italiano, 30 anni, che come hobby fa il medico!

 

Intervista ad un iDoctor

Eccoci qua con un iDoctor. Cos’è un iDoctor?
Beh è una nuova forma di medico, creata dal sottoscritto (il nome…), che ama il web :)
Per lavoro ho avuto occasione di lavorare con la sanità pubblica, ma devo dire che il livello medio di preparazione era bassissimo!
Durante alcuni corsi bisogna addirittura spiegare il discorso click etc… da non crederci.

 

Siccome non amo i convenevoli ti piazzo subito la domanda.
Secondo te Daniele (benvenuto nel blog) è un fenomeno legato alla vecchia guardia, o tutt’oggi la medicina attuale ha un rapporto contraddittorio con il web e il computer in generale? (tu quanti anni hai)?

Ciao a tutti e grazie Merlinox per la tua ospitalità.
Sono un giovane medico di 30 anni e mi piace molto il web soprattutto per la possibilità di avere una informazione scientifica libera dalla pressione delle casa farmaceutiche.

Gli iDoctor (mi piace questo tuo neologismo) (che ruffiano, ndr) non sono moltissimi anche se il loro numero aumenta di anno in anno con l’arrivo di nuovi giovani colleghi, ma è pur sempre un numero esiguo rispetto alla moltitudine dei medici italiani. La maggior parte dei medici, purtroppo, ha infatti un brutto rapporto con internet e la tecnologia in genere e ritengo che ciò sia dovuto a due motivi: i medici "anziani" sono molto più di quelli giovani; tutti i medici passano, e hanno passato, troppo tempo sui libri.

Il tuo primo approccio con il Web quale è stato? Oltre ad essere un mio grande fan (lol) quali altri blog segui ma soprattutto perchè? Se ti dico RSS, Feed, Trackbacking cosa mi rispondi? (tu non dirmi empatia della smanticida con usteolombatite) :)

Conosco il web da quando si è iniziato a diffondere in Italia, mi ha subito affascinato.
I blog che leggo (oltre al tuo)? Ri-vivere (è il mio preferito), verde non è un colore, gestione eventi, Protonutrizione, cattiva maestra e geekissimo e tanti tanti altri (basta vedere il mio blog roll).
Conosco tutti i termini da te elencati, se no sarebbe impossibile gestire un blog; mi dispiace che tu non conosca la usteolombatite perché, insieme alla Febbra, ucciderà milioni di persone ;)

Ma ti ritieni un bravo medico e un blogger mediocre, o un blogger bravo ma un medico mediocre?
Ma soprattutto… (parliamo seriamente) nel web ci sono milionate di siti, seri e non.
Finchè parliamo di ca**ate o di pc la gravità è relativa. Quando si parla di salute, c’è la vita in ballo.
Cosa puoi consigliare ai lettori di questo blog, quando entrano in un sito medico o pseudo medico?
Come riconoscerne la validità? Come affrontare le tematiche?
E per quanto riguarda i siti dedicati a teen-agers, tipo yahoo! answer preso d’assalto da tredicenni curiose e (purtroppo) troppo disinibite?

Credo di saperne un po’ di più di medicina che di blog, anche perché finora ho passato molto più tempo sui libri che su internet :(
Per capire la serietà di un sito che parla di salute c’è uno strumento detto il " misura siti" che potete trovare sul portale partecipasalute e, oltre a questo, potete vedere se il sito è certificato dalla Health On The Net Foundation, associazione che garantisce la serietà dei siti scientifici (il mio sito è stato certificato, il blog è in attesa di approvazione). Oltre a questi siti, vi consiglierei comunque di fidarvi sempre del vostro istinto e di non credere mai di poter trovare sul web la soluzione a tutti i vostri mali.
Per quanto riguarda Yahoo answers penso che se uno ha un problema di salute dovrebbe rivolgersi al proprio medico di fiducia, quel sito può servire solo a togliersi qualche curiostà.

Ultima domanda e poi non ti rompo più.
Come pensi che la web philosophy denominata "web 2.0" possa aiutare il mondo della salute e della medicina?
Quali sono i tuoi progetti web per il futuro?
Un abbraccio e grazie per la splendida intervista.

La medicina 2.0 può essere una nuova risorsa per tutti. In questo caso sarebbe bello vedere tanti iDoctor collaborare insieme per creare un portale dinamico accessibile a tutti.
Come progetto ho in magazzino la creazione di un aggregatore tipo digg solo per news sulla salute, potrebbe essere un primo passo per la medicina in stile web 2.0.
Ciao e grazie a te per l’intervista

 

Game Over

Grazie DanieleMD, autore del blog psiche soma e medico.

Feb 12


Con l’attuale crisi del calcio, iniziata con calciopoli e in continua evoluzioni con gli scandali degli spalti, nascono però lati positivi.
Primo fa tutti quello di dare un po’ più di visibilità ad altri sport. Non solo a livello mediatico, ma anche per il fatto che la gente è stufa di vedere violenza e finzione.

Da qualche anno il rugby sta cercando di evolversi dal punto di vista mediatico. Punti di forza la lealtà, il rispetto, la tifoseria e … il terzo tempo.
Sono proprio “il terzo tempo” e l’imponenza e la bellezza di Mauro Bergamasco, uno dei pilastri della nazionale azzurra di rugby, che hanno incuriosito ed “eccitato” la grande Serena Dandini in questa simpatica intervista.

Intervista a Mauro Bergamasco.
Io adoro il rugby, l’unico neo è che non l’ho praticato ed ora mi sa che è tardi!

Jan 11

Cliccare per ingrandireCiao Maxfini,

finalmente troviamo il tempo per qualche domanda.

Per chi non ti conoscesse, Massimo Fini ha una formazione economica, esperto in marketing e da qualche anno rincorre il web come nuovo canale dove effettuare i suoi esperimenti.

Alla fine è ricaduto su un nuovo progetto web. Ma lascio a te la parola.


Che progetto è? Di cosa si occupa?

minirugby.it è un sito che parla di rugby, di quello giocato dai bambini dai 6 ai 13-14 anni circa, il cosiddetto “rugby educativo o propaganda”. Come spesso accade è dalla osservazione dei fatti quotidiani che prendono spunto i progetti. Ho un figlio che con grande passione si rotola nel fango avvinghiato all’ovale; la domenica mattina ghiaccio, pioggia o solleone che sia, siamo sempre su qualche campo a vedere i ragazzini che lottano e si divertono. Credimi, ti appassioni anche se non vuoi.
Da lì il passo è stato breve: informazioni strutturate, continue sul mini rugby se ne trovano poche e sono polverizzate, mentre dietro a questo sport la comunità di appassionati e tutt’altro che irrilevante. La domanda che mi sono posto era inevitabile: “A questa passione non corrisponde un desiderio di informazioni, di strumenti per favorire scambi e relazioni?”


Ma quando guardi il piccolo giocare gli occhi sono quelli del tifoso o gli occhi di un genitore “preoccupato”? Cosa ne pensi della presunta “violenza” del rugby?

A dire il vero da quando c’è minirugby.it mio figlio lo vedo giocare molto meno perchè sono impegnato a scattare fotografie sui diversi campi, le partite delle Under 7, 9, 11 e 13 si giocano contemporaneamente. Mi sono perso anche qualche meta, ma non diciamolo… faccio il tifo ma mi diverto tantissimo a vedere qualsiasi squadra.

Esprimo la mia opinione sul rugby volentieri proprio perchè essendomi avvicinato da non molti anni non ho pregiudizi di sorta. Il rugby è una lotta, e nella lotta il contatto è naturale. Il contatto col pallone, col terreno e con l’avversario, anche con i compagni, è un momento importante, al quale i bambini oggi sono sempre meno abituati. Semmai i nostri figli oggi conoscono le distanze. Non a caso l’educatore (educatore, non “allenatore”…) di mini rugby all’inizio si concentra proprio sull’area cosiddetta “affettiva” per favorire il superamento del timore del contatto. In fondo si tratta di uno sport semplice e molto naturale: saltare, correre, rotolare. A 7 anni se hai una palla ti viene spontaneo afferrarla e correre, il tuo compagno correrà e si rotolerà con te per portartela via.

Per giorcarlo serve grinta. Non serve invece essere violenti, anzi. La violenza di per sè è violazione di una regola, sopraffazione ed è punita perchè sinonimo di scorrettezza. Nel rugby il rispetto delle regole è sacrosanto e le regole sono molte. Il placcaggio, che è un gesto atletico di rottura, duro, e che richiede coraggio, non può avvenire al collo. Sgambetti non sono ammessi, altri colpi neppure e puoi intervenire solo sul portatore di palla. Pensa solo a cos’è invece il “fallo tattico” nel calcio… sport dove il contato in linea di massima non è ammesso.

Nel minirugby poi il rugby è solo accennato: il campo ha dimensioni ridotte in base alla categoria (ad esempio per l’Under 9 è 22×30 metri), anche il numero di giocatori è ridotto, e così il tempo di gioco. I bambini sono lasciati molto liberi anche perchè il loro ego non consente loro di essere collaborativi in maniera compiuta. I concetti base sono pochi e chiari: avanzare, continuare sempre l’azione, sostenere, ovvero aiutare sempre chi attacca o difende. Anche le regole da rispettare sono poche ma chiare: meta come obiettivo, placcaggio regolare, niente tenuta del pallone a terra, passaggio non in avanti, fuorigioco.

Il ruolo dell’educatore è più pedagogico che tecnico ed è molto importante perchè deve coinvolgere tutti i bambini, anche quelli più timidi che tendono a stare in disparte, forzando quelli più capaci e dominanti a confrontarsi con situazioni più impegnative. Non so se tutti gli educatori interpretano correttamente il ruolo o si fanno prendere dalla voglia di allenare e portare a casa risultati. Certamente la competizione è importante ma non può essere la vittoria l’unica finalizzazione.

Anche il ruolo dei genitori è importante. Tutti conoscono i valori pedagogici del rugby educativo? Tutti li condividono e li pesano correttamente? A bordo campo i genitori incitano e si sbracciano, credo si divertano molto, ma mi è capitato di assistere a qualche intemperanza fuori luogo per reclamare per un errore arbitrale (!) o per “difendere” il proprio figlio, quando in realtà anche i genitori in quei frangenti dovrebbero tifare perchè tutti i bambini in campo si divertano e imparino, nel rispetto reciproco, sdrammatizzando gli errori.


Da qualche tempo il rugby è preso dai media come immagine di rispetto. Cosa ne pensi?

Ci sono alcune premesse d’obbligo da fare. In italia ci sono più di 11 milioni di sportivi praticanti. 45 mila circa sono i rugbisti (meno dei golfisti!), però con un tasso di crescita negli ultimi 5 anni superiore al 35%, uno dei maggiori. La parte del leone com’è noto la fa il calcio (4.300.000 praticanti) che fagocita tutto, risorse e attenzione dei media, oscurando le altre discipline e, a mio avviso, fuorviando anche la cultura sportiva che è quasi monotematica e portatrice di una unica visione dello sport (competizione esasperata, denaro, successo a tutti i costi, faziosità…). Tuttavia proprio per la risonanza che ha, il calcio mette in evidenza tutto, nel bene e nel male: le frodi e i comportamenti scorretti sono argomenti quotidiani, specie ultimamente: doping e droga, campionati truccati, violenza in campo, violenza sugli spalti, modelli di vita non esemplari di molti protagonisti, gossip…

Chiaramente se uno sport - il rugby - per tradizione vive di altro - amatorialità, rispetto etc - il suo tema dominante nei media sarà quello. Serve anche a propagandarlo e ad amplificarne la risonanza. Il rugby effettivamente sposa certi concetti, quello di rispetto indubbiamente. Attenzione però perchè il rugby è sempre stato uno sport prevalentemente amatoriale (finisco di lavorare, vado al campo ad allenarmi… e sono un giocatore del massimo campionato!) e i suoi valori non sono simbolici, sono concretamente vissuti. Le cose un po’ stanno cambiando. Il rugby, soprattutto nei paesi con più solida tradizione (Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Francia, Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda), coinvolge masse consistenti di appassionati, che si muovono con buona capacità di spesa in grandi trasferte e senza problemi di ordine pubblico, comprano le maglie degli All Blacks e degli Harlequins, mug con il simbolo della propria squadra etc etc. La risonanza degli eventi c’è: la Rugby World Cup rispetto agli esordi ha più che triplicato gli spettatori, la prossima edizione (Francia 2007) sarà il terzo evento dopo Mondiali di Calcio ed Olimpiadi: il 9 novembre scorso i server dell’IRC presi d’assalto da chi voleva acquistare i ticket per le partite sono collassati e sono stati chiusi, molte partite sono già “sold out”… e si giocheranno a settembre 2007!

Gli investitori pubblicitari ovviamente sono attratti. Il professionismo cambia molte regole. Però credo che il rispetto, come valore, resterà. In fondo è connaturato all’immagine del rugby anche se finisce per essere usato.


Rugby e Internet, nuovo connubio? E tu: dal marketing al webmastering? E poi…

Internet sposa un po’ tutto, è un media, uno strumento di relazione. Se dai un’occhiata ai siti tematici anglosassoni scopri l’acqua calda. Da noi lo sport in questione è meno conosciuto e quindi c’è meno attenzione. E poi come dicevo il rugby è stato a lungo uno sport amatoriale, gestito con logiche amatoriali, oggi serve managerialità, anche nella comunicazione. Non avviene se non in parte per il “rugby dei grandi”, figurati per quello mini!

Pensa: minirugby.it ha ricevuto molti apprezzamenti, siamo molto soddisfatti. Ci ha colpito però una cosa, molti hanno detto che il sito è fatto in modo quasi professionale. Probabilmente nessuno si aspettava che qualcuno prendesse l’iniziativa e applicasse alcune attenzioni (secondo me “di base”) per svilupparla. In realtà non abbiamo ancora fatto che una parte minima del lavoro, ci siamo tenuti “bassi”, un po’ perché costa molto impegno e tempo, un po’ perché vogliamo vedere cosa gradiscono davvero gli utenti.

La gestione dei contenuti avviene per sezioni, abbiamo cercato di impostarle in modo semplice ma - ripeto - c’è molto ancora da fare, molte ottimizzazioni. In questo momento le informazioni sui tornei, la didattica… le immagini, sono apprezzate. Naturalmente è importante che tutti gli attori interessati (tecnici, genitori, appassionati…) contribuiscano, questo fa crescere il sito, che già è aperto a collaborazioni. Più avanti lo renderemo anche relazionale.

E questo impegno al momento basta. Siamo in tre a gestirlo. Michele Reali si occupa della parte tecnica (usiamo il CMS di Joomla), è un ingegnere esperto anche di web marketing, quando gli chiediamo qualcosa risponde sempre “vedremo se si può fare”; Alessandro Tellarini, oltre che ad essere un rugbista di Serie A con trascorsi in Super 10, è esperto di web writing e content management e dà una mano con i contenuti.


I prossimi obiettivi di minirugby.it? Tutti al terzo tempo (spiegalo…)?

Mi fai una battuta ma è proprio così. Il terzo tempo è il tempo più importante nel rugby, quello che si gioca fuori dal campo, in cui gli avversari al termine della partita bevono assieme etc etc. Noi vogliamo arrivare proprio al quello. minirugby.it è partito come una iniziativa amatoriale, abbiamo dei piani di sviluppo a breve e medio termine (che non ti svelerò mai!) ma non sappiamo davvero dove possa arrivare. Certamente sviluppare un sito richiede impegno, tempo, denaro. Ma l’obiettivo finale è… farci qualche bella mangiata assieme, tra noi, con gli amici del rugby, con gli amici del sito soprattutto. Vedrai che ci arriviamo… ovviamente sei invitato.