Monicelli addio

Il maestro MonicelliIeri sera è morto il maestro Monicelli, uno degli esempi più importanti dell’arte italiana dell’ultimi secolo. Novantacinque anni sono una veneranda età, segnata da una vita sempre pungente e da gesti mai banali.

Non è morto di vecchiaia. Non è morto per il suo tumore alla prostata. 

E’ morto perchè ha deciso che era la sua ora, lanciandosi dalla finestra dell’ospedale nel quale era ricoverato.

E’ da ieri sera che ci rifletto: rinuncia alla vita, atto di arresa o atto di forza? Le polemiche delle ultime settimane sull’accanimento terapeutico sono sempre un botta e risposta che vede schieramente opposti e una chiesa inamovibile.

Io penso che la rinuncia alla vita non sia un nostro diritto. Ma penso anche che tenere in vita un corpo con una macchina debba essere una scelta. Ma chi fa la scelta? Chi può caricarsi di un onere simile se il malcapitato destinatario non è in grado di emettere la propria sentenza?

Suicidio? Per me un atto estremo, una rinuncia alla lotta. Una macchia in un grande maestro. Ma se in questo caso fosse semplicemente un modo per non incorrere in quell’accanimento che ci riduce a un cyborg alimentato esternamente?

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