Merlinox's Blog

Speak your mind e Sfida Accettata: Storia di Due Fail

Comunicare non è cosa facile. Se poi togliamo la comunicazione del corpo e lo facciamo a perfetti sconosciuti la complessità aumenta decisamente. Da mesi ho questo post in bozze e non ho mai trovato l’occasione per pubblicarlo.

Oggi un post di Paolo Valenti m’ha fatto venire voglia di completare l’operetta:

Tutto inizia con uno spot radiofonico che girava su Radio 24 alla mattina, quando il sottoscritto si rilassa facendo il pendolare ed ascoltando la radio. Lo spot promuoveva un servizio di corsi inglese con il solito metodo evoluzionistico: studi poco, impari un sacco, ci metti pochissimo, praticamente regalato. Il servizio (non ne conosco la qualità) si chiama “Speak your mind“.

Del messaggio m’han colpito alcune cose:

Da piccolo marketer apprendista ho iniziato ad avere seri dubbi sulla qualità dello spot. Ma curioso di conoscere il prodotto, alla terza o quarta volta che lo ascoltavo ho cercato di fare attenzione alla call-to-action, perché ogni messaggio pubblicitario DEVE avere una chiamata all’azione, altrimenti non serve a nulla. Al più di messaggi subliminali, messaggi teaser, bla bla bla bla… qui bisogna vendere corsi non fare i fighetti! OK?!

Dunque la call to action era (vorrei vedere la faccia di Avinash quando legge questo post sbandierando il suo Owner vs Rent): cercateci su Facebook. CERCATECI SU FACEBOOK… perché? Cioè vuoi fare beneficenza alle radio con una pubblicità inutile? Si lo so… io sono una cattiva persona, ma scrivo quanto sopra perché io su Facebook (dopo aver capito come si chiamava e essermelo ricordato post guida, parcheggio, caffé, saluta i colleghi, accendi il pc, …) l’ho cercato ed il risultato è stato:

Ok ragazzi: vi state promozionalmente suicidando. Difficoltà nel capire il nome, difficoltà nel ricordarlo, difficoltà nello sceglierlo: probabilmente è finita. Guardando l’immagine di cui sopra, probabilmente la pagina giusta è la terza, ma ricordo – al tempo in cui ho scritto la bozza – di aver cercato da mobile e di aver trovato decisamente più confusione dei risultati: temo fosse prima dell’aggiornamento del motore di ricerca di Facebook.

Quindi a tutti coloro che hanno letto le righe di cui sopra e stanno dicendo: Riccardo è proprio fesso, monta tutto sto casino che poi bastava cliccare su “SpeakYourMind World” è giunto il momento di mostrare la pagina di destinazione, la landing page:

Pagina in inglese (che io NON so o so male, visto che sto cercando un corso) e mancanza anche dell’elementare bottone, che Facebook consente di inserire alle pagine. Che dire: addio… io continuo a studiare con Espresso English e Shayna… (che tra l’altro applica l’inbound marketing alla grandissima, nonostante il sito non sia graficamente un bijoux!).

Cosa c’entra tutto ciò con Sfida Accettata e con il post di Paolo? Hanno in comune un pesante problema di comunicazione. Se Speak your Mind lancia un buon messaggio e poi non è in grado di accompagnare l’utente alla conversione, Sfida Accettata (che ho seguito molto poco) ha lanciato un messaggio che è diventato virale (da capirne i motivi) ma perdendo il significato orginale. E’ un messaggio di origine spagnola, bisognava postare una foto in bianco e nero come simbolo delle difficoltà dei malati di cancro al fine di promuovere donazioni alla ricerca sul cancro.

Per un originale approfondimento vi lascio all’acida ironia di Matteo:

Colpa degli italiani caproni non in grado di cercare su Google come dice Matteo o errore di chi ha pianificato la comunicazione? Segnalo che oggi la rete è invasa di articoli che parlano di cosa sia veramente “Sfida Accettata” ma non lo era così appena ha iniziato a diffondersi. Tutt’oggi sui risultati di Facebook non c’è una copertura meritevole. Il buon Daniel Kahneman non avrebbe alcun dubbio: colpa di chi ha pianificato tutto ciò… forse 😉

Cosa si poteva eventualmente fare:

Insomma brand awareness, preservare il brand, garantire un messaggio chiaro.

Non sei convinto di quanto ho scritto? Commenta: sarò ben felice di discuterne.