Servizi gratuità e autoreferenzialità

Girotondo... di france.pagniniE’ giusto pagare per servizi? E’ giusto erogare sempre servizi gratuitamente? O è solo un problema di cultura?

Qualche anno fa la blogosfera pulsava attorno ad una semplice parola autoreferenzialità. Se ne è discusso in centinaia e centinaia di post. Chi era a favore, chi era contro. Chi non voleva porsi limiti e chi invece adorava sguazzare nel proprio laghetto di referenze e contatti. E i blogger italiani?

A mio avviso questo movimento blogintellettualfilosofico era una forma di preveggenza di quello che nell’ultimo anno è stato il fenomeno dei social network. Solo che qualche anno fa al posto dei vari follower in twitter, friend feed o facebook c’erano i post "I blog che mi leggono" e il tanto prezioso blog roll.

Ipotizziamo però un modo "utile" di vivere l’autoreferenzialità nella blogosfera. Ipotizziamo un mondo in cui riteniamo corretto poter usufruire di ottimi contenuti gratuiti, ma in cui vogliamo anche in qualche modo poter ripagare le fonti: non è obbligatorio associare alla parola ripagare la parola "io pago!".

Lancio lì un paio di provocazioni: perchè quando un articolo mi piace, oppure lo sto usando, non lascio un bel commento di ringraziamento. Oppure vedo di segnalarlo in qualche social bookmark / network, magari in una categoria appropriata. In USA funziona molto il re-tweet basato sul web tool "tweetmeme" via twitter. In Italia i social button sono pressochè inutili, ma resto sempre disponibile a vostre smentite.

E perchè magari se vogliamo approfondire l’argomento bloggato non vediamo se anche nei link a pagamento c’è qualcosa di utile? E lo so che voi, come me, ormai le pubblicità google o non google ormai le filtrate con gli occhi e vitagliasserolemani se ci cliccate sopra. Magari anche quello potrebbe essere un ottimo incentivo per aiutare un blogger a continuare.

Utopia? O mio delirio? Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni!

 foto di France Pagnini

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17 pensieri su “Servizi gratuità e autoreferenzialità

  1. elisa

    E’ un bel soggetto da discutere. Io credo di essere piuttosto riconoscente quando vedo che le persone fanno un bel lavoro: lascio un commento; metto il sito nei servizi di Social Bookmarking (anche se non uso i famosi pulsantini, ma plugin di Firefox); voto su Technorati; inoltre, se vedo che quella persona è proprio in gamba e mi è anche simpatica e ricambia, cerco di tenermi stretto il contatto con i social network che abbiamo in comune, o abbonandomi al suo feed. Certo, la condizione ‘alla base di tutto’ è che le cose che scrive mi interessino davvero, e mi servano. Io credo che conti molto, per le persone che creano del buon contenuto e mettono in condivisione delle risorse (pensiamo anche a tutti quelli che creano icone, set di immagini vettoriali, pennelli, plugin, script, ecc. ecc.) essere in qualche modo ricompensate dell’ottimo lavoro che fanno. Magari non pretendono soldi, e neanche un backlink: ma almeno una segnalazione nei social, o un commento di ringraziamento; questo sì, questo almeno lo possiamo fare tutti: dedicare qualche secondo per dire “Ehi, bravo!” 😉
    Qualche tempo fa ho creato un set di simboli in vettoriale: non ho richiesto crediti, ma segnalazioni social… Chissà, speriamo che funzioni! ^^
    Cmq pare anche a me che, in genere, chi per un motivo e chi per un altro, qui in Italia si commenti poco, e anche dei social ne facciamo cattivo uso. Forse perché vogliamo essere dappertutto, e alla fine siamo dappertutto, ma è come se non ci fossimo mai davvero…

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  2. Merlinox Autore articolo

    @elisa: sul fattore ubiquità io sono sempre perplesso. Chi è veramente ovunque e segue tutte le discussioni, non so poi come possa essere pure produttivo. Io sinceramente un pochino mi sto stancando, nel senso che non ce la faccio proprio più ad ubiquire.

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  3. elisa

    Ma tu davvero conosci gente che sta veramente dappertutto, e segue tutto tutto? Io ho questa impressione: più che altro sono presenti con il nome e sito… Ma molte volte passano mesi prima che si rendano conto che li vuoi aggiungere come amico, o che gli hai mandato un messaggio; quindi non sono poi così presenti, in fondo. Invece che un’ubiquità “cattiva”, meglio una sana.. ‘non ubiquità’ (non mi veniva il contrario del termine…) ! 🙂
    E poi, come hai detto tu, è un lavoro che ruba parecchio tempo ad attività più produttive. Leggere un buon libro sulla materia che ci appassiona a volte è molto più formativo che seguire 100 news-feed-social-twitt-ecc.

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  4. Merlinox Autore articolo

    @elisa: secondo me non è questione di più o meno formativo, è questione di priorità. Una giornata su FriendFeed, almeno con i contatti che ho messo io tra i preferiti, sicuramente mi riempie di nozioni e di riflessioni. Ma se le seguo non faccio altro: produzione = 0!
    La formazione è fondamentale, ma se uno continua a “studiare” non mangia! A meno che qualcuno non lo paghi per farlo!

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  5. Trippi

    come sempre cogli il segno! In genere cerco di lasciare una traccia nel sito, non solo nei social network, quando una notizia mi piace poi, la linko, anche se non è mia. Un tempo era buona norma scambiarsi le visite tra blogger, ora ci limitiamo a postare e linkare in quantità industriale, non siamo meno autoreferenziali di qualche anno fa, cambiano gli strumenti, scompare il galateo e lo scambio di cortesia. ovviamente non so quanti post vengano poi realmente letti e questo è l’aspetto più triste

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  6. Merlinox Autore articolo

    Sapete la differenza tra Trilli e Trippi? Che Trilli aveva la polvere magica che faceva volare. Trippi ha quella per alzare un “Polverone”.
    Alla fine la cosa bella è che spesso si è pure d’accordo 🙂

    @Trippi: ci giriamo sempre attorno. In Italia i social button non li ca*a nessuno, però oknotizie spinge sempre tantissimo e molti blogger NON POSSONO farne a meno. Ma quanti di oknotizie (o altri social) leggono gli articoli e quanti si limitano a leggere il titolo?

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  7. elisa

    Ah mi ero dimenticata di chiederti una cosa… Non ho capito bene l’ultima parte, quando menzioni gli adsense, la pubblicità. Vuoi dire che per aiutare il blogger dobbiamo cliccare sui suoi banner? =0

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  8. Merlinox Autore articolo

    @elisa: Non potrei mai dire una cosa simile… andrebbe contro quanto si firma quando si fa un contratto con il sig. google per la pubblicità. Quello che dico è che “non è il demonio” e che magari si possono trovare utili approfondimenti all’articolo, vista la loro “contestualità”. I click sui banner non si fanno per aiutare qualcuno, ma solo se interessati alla pubblicità stessa. Sono stato chiaro? 🙂

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  9. Pino

    Ecco io avrei voglia di commentare, ma sono troppo stanco per pensare a qualcosa di intelligente. Ho prodotto “troppo” 🙂

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  10. Joel

    Ciao Merlinox,

    io solitamente mi limito ad un pingback nel caso in cui qualche articolo mi sia servito per una mia produzione. Non è mancanza di voglia o di apprezzamento, ma semplicemente una questione di tempo.

    Spesso sto cercando qualche informazione e visito decine di siti prima di trovare quel che mi serve. Ogni sito mi da una piccola informazione, dovessi lasciare un grazie per ogni sito, penso che darei di matto 😀

    Dall’altro lato capisco però gli autori (me compreso) che ci tengono parecchio a ricevere commenti, è decisamente più gratificante che osservare una retta su analytics 🙂

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  11. Merlinox Autore articolo

    Per pingback tu cosa intendi? Sarebbe carino creare uno strumento con un tastino “GRAZIE”… ma poi temo che in Italia faccia la fine dei retweet o dei social button vari.
    Ma possibile che nessuno possa darmi info in merito al CTR dei propri social button nel blog?

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  12. Joel

    Beh intendo che li linko nel mio articolo come fonte. Io ho messo da poco i social button nel mio blog… e che io sappia non sono mai stati usati 🙁 .

    Penso dipenda dalla tipologia di blog, ci sono cose che si condividono facilmente, magari di attualità o umoristiche, e altre che si leggono e basta, senza che nasca l’impulso di informare i propri contatti.

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  13. Joel

    Purtroppo non ho dati statistici, mi limito ad osservare quel che viene condiviso nei social network che frequento.

    Oggi va molto di moda l’articolo di El Pais su chisaitu ad esempio, spesso sono video divertenti o altri fatti di cronaca.

    Non ho MAI visto qualcosa tipo “Lightpd su Ubuntu, scopriamolo insieme”, non sono argomenti che tirano per la maggioranza dell’utenza, mentre qualche fatto scabroso o una scusa per farsi una risata, sono molto più ben visti.

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