Rugby: quarto tempo

Per un principiante come me nel mondo del rugby ancora tutto è nuovo. Il primo placaggio, il primo bel passaggio, il primo duro scontro. Mi permetto però di descrivere un momento nello sport del rugby che ritengo religiosamente fantastico.

Io lo chiamo quarto tempo: magari è frutto della mia “adolescenza” rugbistica, ma penso possa essere condiviso da molti. Se il primo e secondo tempo sono il momento della lotta e il terzo tempo il momento della pace e del divertimento, il quarto è il momento interiore.

E’ quel momento che arriva dopo il match, dopo l’ebrezza del terzo tempo, dopo i festeggiamenti. E’ quel momento in cui dolcemente ti lecchi le “ferite”, fai un po’ di bilancio del match e ascolti il tuo corpo.

Una partita di rugby, per quanto amichevole possa essere, è uno spaccasassi del corpo. Il giorno dopo lo ascolti, senti i muscoli ancora indolenziti, l’acido lattico così maledettamente egoista dentro la carne. Quel dolore lungo la schiena che parte dalle cervicali e arriva ai talloni. E tu sei li che ascolti: un po’ soffri e un po’ sorridi ripensando ad ogni singolo attimo.

Vabbè… vado a nanna: il trofeo Four Cats, il primo della mia vita, mi ha spaccato. Eravamo 15 contati e ho giocato tutti i match (3). Non nascondo che sono ancora emozionato e fiero dei miei meravigliosi compagni di squadra: i veci del Rovigo.

Un vero trionfo per una delle squadre più vecchi del torneo – per media d’età – ch ancora una volta ha portata a casa grandi successi. Grazie.

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