Politica, Social Network e web

Oggi ho ricevuto l'ennesimo invito da un partito locale che su Facebook ha come nome "Partito" e come cognome "PerepéBlaBla". Non so che farci, mi è partito come al solito l'embolo. E poi mi danno del polemico. Ma sono io polemico, o siamo circondati dall'incompetenza?

L'Obama Fact ha creato fondamentalmente due decisi movimenti  nel mondo:

  • il primo è la delusione del popolo americano, che cercava in Obama il nuovo salvatore e invece si è trovato davanti solamente un uomo
  • il secondo è la convinzione che il "metodo Obama" sia replicabile

Sul secondo punto possiamo discuterne quanto volete: certo che è applicabile. I punti sono abbastanza chiari e Vincent Roman li analizza in modo esplicito. Io li riassumerei in:

  • faccia pulita
  • comunicazione alle masse
  • voglia di cambiamento
  • forza del gruppo e riconoscimento del popolo nel gruppo
  • comunicazione e nuovi media

Ecco l'ultimo punto è fondamentale. Cari politici italiani FACEBOOK o TWITTER non sono una soluzione, restano sempre e comunque dei mezzi di comunicazione. Come ogni strumento necessitano di essere conosciuti e adoperati nel modo più corretto possibile: un coltello da cucina, usato nel modo errato, può essere molto dannoso.

Molti politici entrano nel mondo del web in modo violento. Approfittano di un canale per continuare il loro modus operandi camerale. Ma il web non funziona così. Nel web bisogna rispettare delle regole, dei protocolli e soprattutto bisogna comunicare.

Se entri in Facebook ti devi accollare il rischio che la gente ti risponda. Beppe Severgnini, in un bellissimo post di qualche giorno fa, dice testualmente:

Se voglio conoscere l'opinione su ciò che scrivo, cerco il mio nome sotto "menzioni". Domenica ho messo su Twitter (tweettato?) «Se non ora, quando? Capisco lo spirito, condivido il fastidio, discuto il metodo. Ancora piazze e slogan? È il XXI secolo, ragazze!» e sono stato sommerso di opinioni. Scrivere un commento sul "Corriere" poi è stato facile. E bello. In fondo, rispondevo ai lettori. Fino a ieri erano i lettori che rispondevano a noi.

Beppe non è un grande risponditore in Twitter, però si rende conto di quella che sia la potenza del media, e la usa nel modo più accurato possibile: integra vari social, vari formati multimediali, condivide, si espone e rischia per ogni concetto il confronto. Cari amici politici, siete sicuri di voler proprio confrontarvi con il popolo? Perchè è questo quello che succede quando vi mettete online. 

Apoliticamente parlando un altro bell'esempio è quello di Capezzone: che lo approviate o meno ma la sua presenza online è forte. Partecipa alle discussioni, accetta lo scontro, vive il web per come è stato pensato. E' un rischio che volete correre?

Fare un blog, un profilo su twitter e scrivere 2-3 minchiate su facebook non è fare politica nei social network, è impestare la rete di account e status inutili. 

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18 pensieri su “Politica, Social Network e web

  1. Rudy Bandiera

    I politici hanno quella che si chiama “la mania del controllo” nel senso che vogliono usare i social a senso unico, quindi non ha senso che usino i social Se li usano devono essere disposti a rischiare e a mettersi in gioco come Capezzone, anche anche se politicamente mi fa schifo, comunica in senso bidirezionale ed usa bene i media.
    Come la presidente della provincia di Ferrara che io per questo apprezzo molto.

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  2. Claudio Gagliardini

    Purtroppo i politici non si pongono quasi mai il problema di come comunicare sui diversi media. Qualcuno dovrebbe farlo al loro posto, ma evidentemente non lo fa e quindi la loro (non) comunicazione è sempre invasiva e spesso poco efficace, altra cosa che non sempre rappresenta un vero problema per loro…

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  3. Claudio Gagliardini

    Non voglio fare il cinico, come al solito, ma… se continuiamo a fare elezioni in cui le liste sono già fatte e non c’è possibilità di scegliere chi eleggere, come può essere una priorità per i politici quella di comunicare bene?

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  4. Leonardo Leiva

    Diciamo anche che Obama aveva uno staff di esperti ben pagato per fare campagna elettorale tramite i SN. Infatti ha ammesso dopo la sua elezione di non avere mai usato Twitter di persona, nonostante molti lo pensassero e sperassero, dato che era l’uomo del cambiamento.

    Con il livello di professionalità della politica Italiana, non ci sarebbe bisogno di spendere quel genere di cifre, ma se a seguire i tuoi social è un tirocinante inesperto e sottopagato (quando è pagato) non si può pretendere molto.

    I politici su internet sono come nella realtà: parlano… ma non ascoltano e non rispondono.

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  5. Cifra WM

    Il problema, oltre alla “mania di controllo” già citata, è che sul Web il confronto è essenziale. Non è come andare in Tv urlando e sbraitando senza rispondere alle domande. Severgnini in questo è un semi-guru tra i personaggi di spicco. I politici dovrebbero avere la coscienza pulita, la conoscenza del web e la pazienza di Ascoltare.

    Ne trarrebbero una forza incredibile per la loro immagini e quindi per le loro campagne. Ma nessuno ne fa un uso corretto. Anche Vendola, per dire, che potrebbe essere più vicino ai giovani, su Twitter lascia un messaggio al giorno e chi s’è visto s’è visto. Troppo poco. Delusione.

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  6. Merlinox Autore articolo

    @Leonardo Leiva staff o personalmente è il rapporto con il media che è stato corretto e vincente. Rispetto per la tecnologia, l’innovazione e gli abitanti di questo “Pianeta virtuale”.

    @Cifra WM esatto. Io se fossi politico lo vedrei come investimento.

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  7. Cifra WM

    Sentissero le tue parole avrebbero i brividi! Non starai mica parlando di veri valori da politico (o persona normale)?!? Non ti azzardare eh!

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    1. Merlinox Autore articolo

      Si… viva anche quelli che ancora non sanno che i link nofollow non servono a a niente e continuano a fare comment spamming! Viva.

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  8. evaporata

    Ragazzi cosa pretendete da gente che non conosce la parola “spontaneità”. La comunicazione sui social dev’essere immediata e sanza filtri. Questa gente è abituata a “dire” misurando ogni vocabolo con discorsi preconfezionati per dire niente e confondere le idee dell’interlocutore. Lo dimostra il fatto che in tv non si discute mai, si urla e basta perché ognuno spande le proprie parole per coprire quelle degli altri.

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