Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole by Piero Babudro

La scrittura digitale di Piero BabudroHo letto e recensito parecchi libri su Web Copywriting, però quello di Piero Babudro è qualcosa di diverso. Piero è un iFriend di vecchissima data: non abbiamo mai avuto rapporti strettissimi, ma non per qualche motivo particolare: circostanze.
E’ però una di quelle persone che sai che sono presenti, un grande professionista, che probabilmente ha deciso di spendere molte più risorse in formazione e lavoro piuttosto che in personal branding: scelte!

Perché Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole è diverso dagli altri libri?

  • E’ molto più tecnico
  • Ha una struttura didattica consolidata
  • Non filosofeggia troppo ma porta schematicità in una materia assolutamente umanistica (ma non troppo)
  • Può essere letto, ma può essere studiato con tanto di preziosi esercizi spiegati nel dettaglio

Cosa mi è piaciuto di questo libro? Sicuramente come è scritto e l’approccio alla materia: contesto, spiegazione, esercizio. E via… Inoltre il libro contiene alcuni paragrafi integrativi, scritti da altri professionisti, che permettono di analizzare la materia “copywriting digitale” analizzando le inferenze di altri settori: cinema, poesia, musica, romanzi.

Cosa non mi è piaciuto: la mancanza dello spazio tra i paragrafi, la mancanza di grassetti per focalizzare l’attenzione, i capitoli integrativi che tendono a distrarre il lettore dal percorso che Piero ha magistralmente delineato: consiglio assolutamente di leggerli dopo i paragrafi di Piero!

Non contento del libro ho deciso di chiedere a Piero di integrare questa recensione con alcune domande e sono certo risponderà con la sua consueta sincerità e concretezza: grazie ad Alessia (la “mia” Web Communication Specialist) per i suggerimenti tecnici!
Al dott. Babudro la parola, io c’ho messo le sottolineature per ciò che mi pareva importante.

Cosa NON cambia tra scrittura digitale e su carta?

Non cambia la necessità di mettere in collegamento le persone. Tra i vari ponti che l’uomo ha costruito per superare se stesso e conoscersi attraverso il confronto con l’altro, la scrittura è uno dei più robusti, diretti, concreti. I nuovi canali digitali e gli strumenti messi a disposizione dal progresso hanno moltiplicato questa possibilità e azzerato tempi e distanze; pertanto, teoricamente, ognuno di noi può diventare editore di se stesso e condividere pubblicamente il proprio ragionamento e punto di vista. Ma, a monte dello sviluppo dell’informatica e delle reti telematiche, resta il DNA umile della scrittura, un atto semplicissimo, infinitesimale, che permette di conoscere e conoscersi, sperimentare e sperimentarsi. Se invece parliamo di mero stile di scrittura, resterà sempre immutata, pur cambiando nelle forme, l’esigenza di essere chiari e sintetici.

Come far coesistere creatività e sintesi al bisogno di testi sempre più specifici?

Ci sono almeno due modi per essere creativi e sintetici senza incappare in inutili tecnicismi o in oscure formule da esperti. Il primo è lavorare sul rapporto Autore-Lettore chiedendosi sempre, in ogni momento dello sviluppo del testo, qual è l’elemento della notizia trattata che è destinato a cambiare, nel suo piccolo, la realtà del Lettore. Di fronte a comunicati stampa o altri materiali informativi prolissi, infarciti di tecnicismi o poco chiari mi sono chiesto molte volte: “Sì, ma qual è la notizia?” e “Sì, ma cosa cambia per il Lettore?”. Due domande fondamentali se si vuole essere creativi, sintetici, chiari.

Il secondo è lavorare su altri due binari paralleli: sull’informazione contenuta nel testo e sulla costruzione di una cornice di riferimento che lo spieghi. Spesso si è tentati di dire tutto: invece è meglio risparmiare qualche riga e usarla per spiegare il concetto introdotto nel paragrafo precedente. Non dobbiamo dire tutto, dobbiamo dire ciò che conta.

Qual è il giusto compromesso nella scelta del tone of voice di un brand in rete?

Il giusto compromesso, al di là di stile, parole, target e quant’altro, è la credibilità: dell’Autore (in questo caso l’azienda che parla), del messaggio/contenuto e del canale utilizzato. Dal mio punto di vista, la scelta del tone of voice per un’azienda deve essere sempre subordinata a questo concetto. Essere credibili. In questo senso aiuta molto “personificare” l’azienda, ossia immaginarla alla stregua di una persona in carne e ossa, e poi simulare le interazioni che essa può ipoteticamente costruire in Rete. Se questo primo modello “in vitro” regge alla prova della credibilità, siamo sulla buona strada.

Cosa la scrittura cartacea può imparare da quella digitale?

A ridurre la distanza tra Autore e Lettore. Il Web, specie dopo l’epopea di quello che un tempo veniva chiamato 2.0, ci ha insegnato a essere vicini, informali, ricchi di empatia e appagati da un nuovo senso di appartenenza che ci deriva dal fatto di essere digitali. La scrittura tradizionale può imparare molto da tutto ciò, liberandosi una volta per tutte da torri d’avorio e piedistalli che talvolta, invece di costruire ponti, ergono muri.

Prevedi nuove evoluzione del modus scribendi digitale

Video e forme testuali brevissime stanno modificando in profondità il panorama della scrittura digitale. Vedo anche un crescente bisogno di “dire e di dirsi”, per cui è probabile il prossimo ritorno a forme più introspettive di scrittura digitale. Continuerà sicuramente la progressiva intersezione tra linguaggio scritto e parlato. La parola scritta continuerà ad “asciugarsi”, a diventare più essenziale. Speriamo non si impoverisca.

Consigli formativo per copywriter in erba

Studia la parola in tutte le sue forme, anche quando la trovi in un brano musicale o la senti pronunciare da uno dei tuoi attori preferiti. La formazione tradizionale aiuta, ma non è tutto. Coltiva la formazione parallela, allenati a distinguere i messaggi dal rumore di fondo. Leggi tantissimo, di tutto. Non fermarti alla parola scritta, ma esplora il fumetto, l’illustrazione, l’immagine in movimento e non. Non fidarti dell’idea astratta di una creatività o ispirazione che sarebbero doni riservati a pochi eletti. Non seguire ricette precostituite – nemmeno quelle che ipoteticamente potresti credere di aver trovato in questa intervista – ma sforzati di costruire un tuo percorso autonomo; quasi un abito a tua misura che ti aiuterà a superare convinzioni e convenzioni. Non essere superficiale. Le parole sono qui per tradirti e metterti in discussione, ma allo stesso tempo sono la porta che conduce al significato, a ciò che vuoi dire. Vedile per quello che sono: un mezzo, non un fine. Quando sentirai dentro di te la certezza che non c’è più differenza tra te stesso e ciò che scrivi, comincerai a scrivere.

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