Ma chi te lo fa fare? by Giacomo Pellizzari

Ma chi te lo fa fare?: Sogni e avventure di un ciclista sempre in salitaMa chi te lo fa fare?: Sogni e avventure di un ciclista sempre in salita
(prefazione di Giacomo e Moreno Moser)

Il libro non è una guida sul mondo del ciclismo, tanto meno il racconto di un grande professionista. Il libro è il romanzo della vita sportiva di un amatore, un po’ come tutti noi runner/ciclistici che ritagliamo tempo per la nostra passione tra lavoro, famiglia e amici.

Il vero pregio del libro è la qualità del linguaggio e alcune tecniche di “”parallelismo”” con richiami di personaggi famosi perfettamente descritti come il grande Marco Pantani e Niki Lauda.

Un libro che condivide in modo eccellente quanto ognuno di noi prova.

Anche se non sono ciclista (purtroppo per scelte di priorità del tempo libero) ho vissuto con Giacomo molti dei suoi momenti e delle sue sensazioni: lui sui pedali, io su un paio di scarpini.

Infine una splendida chiusura, su cui molti di noi dovrebbero riflettere.

Creativo pubblicitario, blogger, scrittore con questo primo libero e già uno degli autori di BiciLive.it e autore del suo blog Confessioni di un ciclista pericoloso.

Non contento del libro ho approfittato di un amico comune per fargli qualche domandina alla Merlinox.

Uno dei problemi più grandi di noi amatori è “Gestire il tempo familiare”: qualche buon consiglio?

Non gestirlo. Scherzo, ma se si viene presi dall’ansia per le proprie “assenze” da casa si corre il rischio di trasformare anche le uscite in un ulteriore stress aggiuntivo, come il lavoro. Il mio consiglio è dunque semplice: spiegare e far capire a casa che la bicicletta (e la corsa, ndr), per sé, è una questione piuttosto importante. Irrinunciabile. E che per dare il 100% in famiglia, ogni tanto si ha bisogno di “scappare” un po’. Faranno fatica, ma poi capiranno. E in questi casi, guardate, la sincerità è tutto.

Quando il tuo corpo ti dice “di basta” ma al traguardo mancano ancora diversi km, come ti aiuti?

Con la testa. E solo con la testa. Calma e raziocinio: sapere che non ci corre dietro nessuno – non amo l’agonismo spinto di certi amatori – e che piuttosto, rallentando il passo, si arriverà. Provare a pensare a tutto ciò che ci aspetterà al traguardo: dalla doccia alla gioia, alla cena, al racconto che faremo l’indomani in ufficio a colleghi ed amici. Vale la pena cedere al corpo? Io dico di no. Anche perché spesso non è il copro a dire che non ce la facciamo davvero più, ma la mente a farglielo dire. Alla fine sarà più contento anche lui se lo “freghiamo”.

Qualche consiglio per chi vuole affrontare il mondo del ciclismo, senza svenarsi (€)?

Provare a cercare un amico che vuole cambiare bici e magari ci potrebbe vendere la sua attuale usata. Oppure cercare un modello “entry level” (anche Decathlon va bene) per iniziare e poi provare a vedere se la passione attecchisce o meno. Tanto, alla fine, in bici la differenza non la fa il mezzo o la componentistica, ma le gambe.

Pratichi anche la corsa? Se no pensi di affrontarla un giorno?

Sì, sono anche runner e maratoneta. Ne ho corse ad oggi 5, il mio “personale” è di 3:20, fatto a Milano nel 2015. Ho iniziato perché in inverno avevo troppo freddo per pedalare (peso 54 chili, da dicembre a marzo, per quelli come me, è più la fatica di mantenere la temperatura corporea che quella di pedalare, aggiungi che sto a Milano, che c’è la nebbia ecc, e capisci in fretta). Nella corsa ho trovato una piacevole rivelazione: è comoda, porta via molto meno tempo che la bici, e aiuta a mantenere la forma nei mesi invernali. Però attenzione: il running è anche dannatamente più traumatico. Occorre iniziare per gradi e chiedendo consigli (oltre che tabelle, se si ha in mente di preparare una maratona).

Come vedi il mondo del triathlon (alla luce anche delle polemiche nate in maratona di NY, dopo il risultato della Dossena e il commento RAI)?

Il Triathlon è una sfida quasi inevitabile per un amatore (anche se io ancor non ci sono “caduto”). Le polemiche sulla Dossena le ho seguite e le ho trovate abbastanza assurde: è chiaro che praticando contemporaneamente 3 discipline diverse, si perderà qualcosa brillantezza (va messo in conto, anche se ne suo caso, tra l’altro, sembrerebbe proprio di no), ma è in gioco qualcos’altro, qualcosa di infinitamente più prezioso del cronometro. Ovvero, il concetto di “sfida”. Ben più motivante – soprattutto alla lunga – rispetto al semplice “fare il tempo”. Solo chi ama – e pratica – la fatica nella vita di tutti giorni, può capirlo davvero.

Prossimo obiettivo?

Oltre alle canoniche granfondo che ormai faccio ogni anno (Novecolli, Maratona dles Dolomites, Oetztaler, ecc.) l’estate prossima voglio regalarmi un piccolo sogno. Si chiama “Les 7 Majeurs”. È un brevetto: fare in 48 ore di tempo (fermandosi una notte a dormire) i 7 colli maggiori al confine tra Italia e Francia: Vars, Izoard, Agnel, Sampeyre, Fauniera, Lombarde, Bonette. In altre parole: 360 km e 12.000 metri di dislivello. Into the wild e senza numero sulla schiena. Come diceva David Byrne (grande ciclista): once in a lifetime.

Se ancora non ne hai abbastanza, ti lascio inoltre una video intervista fatta da BiciLive.it, con cui Giacomo collabora da lungo tempo.

Consigliatissima lettura: potete trovarlo su AMAZON sia per kindle sia cartaceo:

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