Libero mercato e omertà

Il caso della mia disabilitazione ad Facebook mi ha fatto riflettere, non solo per quanto riguarda il social network, ma ad un livello un po’ più alto. Il risultato è una riflessione su 3 livelli: la censura, la paura e la coercizione al reato.

1) La censura

Facebook mi ha bannato e ufficialmente – dichiarato in fase di riabilitazione – l’ha fatto perchè ho postato una foto potenzialmente rivolta ad un pubblico adulto: in realtà era un bikini bianco che lasciava trasparire un po’ le grazie, il famoso camel toe.

Perfetto: ma perchè mai a tutti gli altri altri che hanno postato tale foto è stata bannata solo la foto e a me l’utente? La mia risposta è “censura”. Quando ho pubblicato la foto, ho inserito un messaggio nel quale invitavo tutti gli utenti a ripostarla come un gesto di contro-censura e anti perbenismo-puritanismo.

Facebook non ha mai dichiarato che il ban è stato per la frase: avrei abbassato il capo e chiesto scusa. Come dice il mio amico Federico è normale che se io vado su un posto e mi metto a offendere il titolare, prima o poi si arrabbia. Corretto: però dimmello… ti sbatto fuori perchè viene a infangare a casa mia!

2) La paura

Questo secondo aspetto mi intimorisce ancora più del primo: ho ricevuto numerose consolazioni da parte di utenti del web (più o meno famosi) e quasi tutti a dire “bravo… hai ragione… non è giusto… ma non è possibile… non ci sono le regole per…”.

Ahimè erano parole: nessuno è sceso in campo, nè persone fisiche nè pseudo-testate. Il mondo della comunicazione web si sta inchinando di fronte alla prepotenza di Facebook, al cospetto dei suoi milioni di utenti.

Un regime di paura, che rallenta la critica per paura del tanto temuto “ban”: troppi interessi “sociali” ed economici, troppa influenza per gli accessi al proprio sito, troppa dipendenza.

Come è successo per Google, la dipendenza da queste macro entità porta a comportamenti omertosi e timorosi, una sorta di oppressione da parte di due potenze virtuali che oramai hanno assunto poteri che vanno oltre i confini di una nazione, una sorta di potere parallelo super partes che sta inginocchiando il mondo della comunicazione e non solo.

Non nascondo un po’ di delusione, anche se ammortizzata dalla previsione che le cose sarebbero andate esattamente in quel verso.

3) Coercizione al reato

Su Facebook non è possibile creare più di un utente personale e soprattutto non è possibile creare utenti falsi. Possibile è la parole sbagliata: non è consentito. Chi lavora nel mondo del SMM lo sa bene che è la prima regola da violare, assieme alle altre regole che con Davide abbiamo stilato.

Diversificare e avere account di backup è importante per poter sopravvivere nel mondo di Facebook. Ma qual’è il risultato oggi dell’intersezione tra il mondo di Facebook, quello del Web e quello della vita reale?

<attimo di silenzio e riflessione>

La libertà di cui FB e Google godono a livello planetario è veramente un vantaggio per il mondo oppure la totale libertà si sta traducendo in una futura oligarchia della comunicazione?

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2 pensieri su “Libero mercato e omertà

  1. Davide

    Ciao Merlinox,
    ma non puo’ essere più semplicemente che a nessuno interessi la tua storia?

    Del tipo “che me ne frega che hanno chiuso l’account a Merlinox”.
    Puo’ sembrarti un po’ duro ma credimi che è così nella maggior parte dei casi.
    Sui social sono tutti bravi a fare un retweet oppure a risponderti ma la verità è che spesso lo fanno per cortesia o meglio ancora per ritorno in termini di immagine.

    A me quello che fa schifo è questo perbenismo dove tutti sono amici di tutti e dove ogni singola persona aiuta l’altra. Penso che il tuo caso dimostri non tanto lo strapotere di Facebook, ma quanto alla gente non frega nulla degli altri.

    Il mondo non è così e tuo lo sai sicuramente meglio di me. Un giorno si è al bar per discutere di un accordo ed il giorno dopo ci si scanna per 100€.

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    1. Merlinox Autore articolo

      Come al solito sai quanto apprezzo questo tipo di approccio e di sincerità. Che dire… puoi avere assolutamente ragione in parte. In parte molti hanno detto “caro Merlinox… hai ragione, però è così e non ci si può fare nulla”.
      Si parla tanto del giornalismo, che è cambiato, che si è adagiato… ma il web secondo te cosa sta combinando? Non è che siamo assaliti ogni giorno da markette, markettine, buzz (che sono le markette “bianche”) e gruppi di “ritorno” e che quella che era l’informazione d’assalto, la contro-informazione, l’informazione d’accusa si sta affievolendo per il bene del cosidetto “uomo del giappone” vestitio di silicone, che ormai di Giappone proprio non ce n’è più niente.

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