DUCATI Diavel: la cattiveria

Sono certo che sarò nuovamente una voce fuori dal coro. Tanto quanto questo “Motore” è indubbio che mi sta scuotendo le budella e il cervello: dopamina che stimola la salivazione un irrefrenabile desiderio di saltarci sopra.

Però il mio cervello e i miei occhi non si fermano: purtroppo. Spesso mi piacerebbe accettare e godere delle emozioni. Spesso non ce la faccio.

Guardo questo mostro di ciclistica e di potenza e non vedo Ducati. Vedo l’eccellenza dei materiali, la superbia di un motore ipertrofico, la perfezione di quell’oro dei freni che solo Brembo sa donare.

Vedo un team di esperti che dalle esperienze di Stock, SBK e Moto GP traggono i consigli per creare la più cattiva ed equilibrata cruiser in commercio.

Però vedo anche una linea che non è Ducati. Vedo quel muso così profondamente JAPAN che mi infastidisce, come una katana puntata alla schiena.

Vedo quel corpo così gonfio, da pollo gonfiato, che mi ricorda le super naked pluricilindriche giapponesi. E quella coda così monca, firma di un (ahimè) fallimento americano. Una firma che è dilagata anche in Europa (vero Triumph) ma che stava bene solo sulla bullodoghesca Buell.

Quelle doppie linee rosse in coda mi portano alla mente Suzuki. Ed è malissimo che uno dei marchi più illustri al mondo si confonda con la regina del “plastic” low cost.

Vabbè: vi ho rotto le balle. Come da principio: provarla sarebbe un sogno. Però ancora una volta il mio pensiero va alla signora Moto Guzzi Griso: magari ciclistica e potenza non sono confrontabili, ma vogliamo parlare di classe e originalità?

Ducati Diavel: piega davvero!

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