Corsa ed Evoluzione degli Allenamenti: Intervista a Matteo Torre

Matteo Torre: IntervistaLa passione per la corsa ha occupato i momenti liberi (ciò che resta da lavoro, pendolarismo, marito, babbo, …) della mia vita negli ultimi 4 anni.

Dapprima con l’esperienza Garmin, dove ho avuto la fortuna di essere seguito da un coach professionista, poi la nuova avventura #AsicsFrontRunner, m’hanno permesso di conoscere questo meraviglioso mondo da tanti punti di vista e soprattutto di conoscere persone davvero eccezionali, sia dal punto di vista del marketing, sia dal punto di vista tecnico, sia come atleti e sia – non meno importante – come persone!

Uno di questi loschi personaggi è Matteo Torre, un evoluzionista del mondo della corsa e del thriatlon ma soprattutto del suo insegnamento. Faccia da bambino, nonostante la barba, racchiude tanta esperienza sia sul campo, sia come insegnamento. Dopo aver abbracciato le nuove tendenze di coaching triatletiche americane, cerca di renderle realtà anche in Italia.

Matteo lo potete trovare nel suo blog L’era del Ferro e nel sito della sua azienda Indaflow, la cui è headline è “Sport Science”.

Ok mi fermo: lascio la parola a lui. Se poi ti viene qualche domanda, i commenti sono a tua disposizione, sia qui, sia su Facebook!


Quanto è importante allenarsi seguiti da un coach (a qualsiasi livello)?

Il coaching sportivo è un mestiere complesso e la professione dell’allenatore richiede la capacità di tenere sotto controllo tanti aspetti diversi e sovrapposti: pianificare a breve, medio e lungo periodo, prendere decisioni razionali e finalizzate, guidare il processo sul campo, valutare e controllare il processo e infine…collegare tutto ciò in modo organico. La scienza dell’allenamento richiede quindi competenze multidisciplinari: biomeccanica, biochimica, anatomia, fisica, fisiologia, endocrinologia, criobiologia e psicologia. Nessun tecnico può essere esperto di ogni materia ma di sicuro ogni tecnico crea il suo stile di coaching approfondendone qualcuna.

Personalmente ho scelto di specializzarmi in tema di programmazione e analisi della prestazione su basi quantitative. Oggi la tecnologia permette di misurare praticamente tutto ma i dati grezzi non hanno valore se non sono lavorati in modo da poter orientare in modo efficace le scelte successive alla loro raccolta. La scienza dello sport negli ultimi anni ha subito una evoluzione straordinaria. Oggi grazie ai motori di analisi matematica e le tracce dei sensori (potenza, frequenza cardiaca e molto altro), si può lavorare con gli stessi metodi usati in altri ambiti a alto tasso di innovazione e tecnologia. Io arrivo da 12 anni di industria automotive e l’imprinting ingegneristico è ormai permanente. E’ sicuramente il futuro di questa professione.

 

Credi nell’auto-allenamento nel running?

Matteo Torre è un AsicsFrontRunnerItalyDifficile se non impossibile tenere sotto controllo tutto senza una preparazione specifica e soprattutto l’investimento di tanto tempo per continuare a studiare e formarsi. L’esperienza sul campo inoltre fa moltissimo, un conto è vedere solo il proprio caso e un altro conto aver visto passare centinaia di atleti in qualche anno di lavoro.

Vero che nessun amatore ha l’ambizione di andare alle olimpiadi o di vivere di sport ma non va dimenticato che al primo posto c’è l’integrità fisica, la propria saluta. Fare le cose a caso è il miglior modo per comprometterla, anche in modo grave.

 

Quanto è importante il riposo in un programma di allenamento?

L’allenamento in quanto tale, cioè il processo di crescita della prestazione, è composto da tre elementi: stress (cioè l’attività fisica), alimentazione (cioè il modo in cui assorbiamo e trasformiamo il carburante per sostenere l’attività fisica e la rigenerazione) e riposo (cioè il modo in cui consentiamo al nostro corpo di rigenerarsi in modo ottimale). E’ un triangolo equilatero e quindi possiamo dire che il riposo è senza dubbio allenamento. Non è solo una cosa importante, gli è connaturata.

 

Quant’è importante essere in grado di ascoltarsi e di tradurre ciò che si sente i successivi allenamenti?

La consapevolezza di sé, e quindi la capacità di ascoltarsi, dà senso al concetto stesso di sport amatoriale. Non è una capacità innata, si acquisisce con un percorso di crescita che deve essere guidato e che per arrivare a maturazione richiede conoscenze tecniche anche complesse, che oggi si traducono in una valutazione oggettiva dei carichi sostenibili. Questo a garanzia della salute, del divertimento e di conseguenza anche della gratificazione dell’amatore.

All’inizio del percorso è necessaria una guida forte e indicazioni anche strette, poco alla volta l’atleta impara a interpretare nel modo più personale possibile le indicazioni “di base” date dal suo coach. Ci vuole fiducia e pazienza.

 

E’ capitato a tutti, specie in gara, quel momento chiamato “muro”: crollo fisico, gambe non girano, testa inizia a friggere. Qualche consiglio per arrivare comunque al traguardo nel modo migliore?

Matteo Torre: AsicsFrontRunner Italy meeting a CuneoIl “muro” non esiste, esistono persone che non sono preparate a affrontare una determinata richiesta fisiologica. Non si va “fuori giri” se l’obiettivo è stato preparato con cura e la strategia di gara è precisa. Spesso ci sono polemiche relative alle scene di chi arriva stremato in fondo alla gara. Le giornate no possono capitare così come può succedere di prendersi dei rischi per ottenere qualcosa in più. La mia filosofia è che il traguardo a tutti i costi non lo ordina il dottore, sapere quando ritirarsi è un atto di intelligenza e consapevolezza.

 

Cosa consigli quando si arriva ad una situazione di stallo negli allenamenti, in cui aumenta la fatica, ma i risultati sono fermi o addirittura in peggioramento?

In questi casi serve un’analisi oggettiva della situazione. Si può ricostruire in modo molto dettagliato l’andamento della stagione e delle stagioni precedenti, osservare i diversi parametri fisiologici e tracciare una sorta di carta d’identità dell’atleta così da individuare i valori per lui ottimali su cui attestarsi. A volte anche un cambio di metodo di allenamento o di scelta degli obiettivi può fare molto bene. La chiave è farsi tante domande e sperimentare, possibilmente affidandosi ai professionisti. L’analisi della prestazione è un campo della scienza dell’allenamento davvero affascinante e produttivo.

 

Quanto è importante integrare la corsa con altre forme d’allenamento: plank, bici, nuoto, pesi, …?

In quanto tecnico della Federazione Italiana Triathlon non posso che sostenere fortemente la bontà dell’approccio “cross”, soprattutto per chi praticamente la corsa come attività principale. E’ intuitivo che sollecitare sempre e soltanto gli stessi distretti porti inevitabilmente a un sovraccarico mentre l’inserimento di lavori che interessino altre aree consenta il riequlibrio. Penso all’uso della bici per far lavorare i muscoli antagonisti della corsa e stimolare la componente aerobica centrale riducendo il carico sulle articolazioni o al nuoto utilizzato come recupero attivo al posto della classica seduta run rigenerante, per consentire una buona circolazione sanguigna senza martoriare muscoli e tendini affaticati magari dal lavoro impegnativo del giorno precedente.

Per quanto riguarda il lavoro “a secco” o funzionale è fondamentale. Troppo spesso ci si dimentica che la prestazione dipende da due grandi aree: il motore, ovvero il sistema cardio-respiratorio, e la carrozzeria, ovvero il sistema muscolo-scheletrico. Possiamo fare ripetute velocissime e sviluppare un motore fantastico, ma se tutta questa potenza viene utilizzata da un telaio che si torce e va in tutte le direzioni fuorché quella che ci interessa è inutile. Corriamo, pedaliamo, nuotiamo, prima che con gambe e braccia con addome e glutei. E comunque più tardi le gambe si stancano e meglio è, per farlo servono i lavori di forza.

 

Come si sta evolvendo il mondo della corsa, dal punto di vista dell’allenamento?

La grande rivoluzione è la personalizzazione. Ognuno di noi è diverso e unico, ciò che va bene per me non va bene per te. Costruire un modello individualizzato sulle caratteristiche di ciascuno è senza dubbio il grosso salto in avanti che la scienza dell’allenamento ha fatto negli ultimi due-tre anni. Tutto ciò grazie alla tecnologia.

 

Corsa e tecnologia? Quanto è stretto il loro rapporto e quanto è importante oggi per migliorare?

Matteo Torre: Coach sessionPiù che per migliorare direi per fare le cose per bene. Oggi disponiamo di strumenti potenti che in altre discipline come il ciclismo sono ben consolidati, mentre nel running cominciano ora a raggiungere un livello di raffinatezza e solidità tali da poter essere usati.

Da una parte la sensoristica che aggiunge agli ormai tradizionali parametri quali passo\frequenza cardiaca\cadenza le dinamiche di corsa come lunghezza passo, tempo di appoggio al suolo, bilanciamento, la potenza. Grazie alla comparsa di questo nuovo canale “power” si possono misurare nuovi parametri derivati da algoritmi quali ad esempio il coefficiente di risposta elastica delle gambe, la forza impressa sul terreno la scomposizione del costo metabolico della corsa in tutte le sue componenti, orizzontale, verticale e di superamento del dislivello.

Rimettendo insieme queste informazioni vengono costruiti nuovi indici come la running efficiency* e la running effectivess**. È una rivoluzione in fasce, a oggi ancora la comunità scientifica non ha messo a punto protocolli condivisi su come utilizzarli. Stiamo tutti sperimentando e posso dire che è un momento di grande entusiasmo. Presto sarà possibile ricostruire i parametri fisiologici e la loro evoluzione a ogni corsa (VO2Max, FTP, numero di fibre veloci e lente, capacità di endurance) in base alla curva potenza\tempo così ottenuta, esattamente come avviene per il ciclismo da un’annetto a questa parte, senza andare in laboratorio.

 

Quanto sono diverse le metodologie di allenamento in base al tipo di corsa (10, 21, 42, ultra, thriatlon, …)?

La metodologia è identica. La differenza la fa il modello di prestazione. Il principio è di divisione in due grande periodi, quello generale e quello specifico. Lontani dall’obiettivo si fa del condizionamento aspecifico che compone la base su cui si appoggia in seguito il lavoro in cui si faranno cose il più simili possibili a quelle che si dovranno fare in gara. Il risultato della maratona di novembre lo si ottiene con una accurata analisi della maratona o delle maratone precedenti, l’identificazione di un obiettivo e dei dettagli necessari a raggiungerlo. Solo dopo si scrivono gli allenamenti in dettaglio!

 

Meglio un “alunno” dotato o uno volenteroso?

La storia è piena di talenti sprecati e dispersi e viceversa di persone prive di talento diventate ottimi atleti grazie a volontà e determinazione. Certo, quando il talento si somma al metodo allora è probabile che ne uscirà un campione.

 

Corsa e bambini: quando è consigliato iniziare e con che modalità?

La premessa è che la pratica sportiva per bambini e ragazzi deve essere sempre seguita da personale specializzato a causa della delicatezza delle fasi sensibili dello sviluppo. Per i bambini (7-12) lo sport è bene che sia sempre proposto sotto forma di gioco, meglio se di gruppo, e che miri a rafforzare le innate capacità motorie coordinative (apprendimento, controllo, trasformazione, accoppiamento, differenziazione cinestetica, equilibrio, orientamento, ritmo, reazione, adattamento…) lasciando perdere quelle condizionali (Forza, velocità, e resistenza).

L’incremento delle capacità motorie si ottiene attraverso l’apprendimento delle abilità motorie, cioè schemi che grazie alla ripetizione diventano automatizzati, prima in ambiente stabile e prevedibile e poi in ambiente variabile. E’ bene prediligere la multilateralità e quindi proporre tanti sport diversi. Abilità e capacità motorie si influenzano a vicenda con un meccanismo di feedback. No quindi alla specializzazione precoce. Questo vale all’interno delle associazioni sportive come a casa in privato.

 

Corsa e invecchiamento: qualche consiglio per chi corre amatorialmente post 50?

Variare molto gli stimoli e pianificare accuratamente i carichi, ma soprattutto gli scarichi!!!

 

Le domande più assurde che ti hanno posto?

Matteo Torre all'arrivo di un suo IronmanPiù che domande assurde direi credenze assurde che vengono tramandate a livello di chiacchiera da bar, ma che poi influenzano i comportamenti e spesso fanno danni. Una innocua ma che dà l’idea del corto circuito che può avvenire è “coach oggi sono andato piano perché avevo le gambe piene di acido lattico dalla gara di ieri”.

Peccato che l’acido lattico viene riassorbito al massimo nel giro di 4 ore dal termine della gara\allenamento magari velocizzando il processo chiudendola con 10’ jogging, e che i dolori muscolari dei giorni successivi siano i cosidetti DOMS (delayed on set muscolar soreness) che hanno un picco 48 ore dopo l’esercizio. Non è certa la loro causa ma la scienza converge abbastanza sul fatto che siano le miofibrille rotte, in particolare le catene proteiche che compongano le fibre muscolari e i mitocondri distrutti.

Un po’ diverso se pensate che dell’acido lattico in realtà il lattato è una risorsa energetica che viene riciclata per produrre di nuovo energia mentre i muscoli si “bloccano”  durante l’esercizio a causa della progressiva incapacità del corpo di tamponare l’aumento della concentrazione locale della componente acida (ioni di idrogeno).

 

Ne faccio pure io una assurda: corsa-figli-matrimonio, c’hai una serie di buone scuse per scappare ad allenarsi o a fare gare?

Trasformare la corsa nel proprio lavoro!!! Scherzi a parte, l’attività sportiva è giusto che sia una parte della vita di ciascuno, una parte in equilibrio con altre parti in equilibrio.

* E’ il rapporto tra costo metabolico e la velocità di corsa, ovvero la capacità per ogni unità di ossigeno consumato (o watt metabolico prodotto) di generare velocità. Non incorpora gli aspetti biomeccanici (telaio) ma solo metabolici (motore).

**E’ il rapporto tra il peso e la potenza sviluppata, si misura in Watt per Kg. Più è alto e maggiore è la potenza che siamo capaci di generare per singolo kg. E’ una misura “finale” di quanto siamo in grado di produrre mettendo a sistema il nostro “corpo-statico” con il complesso biomeccanico che genera energia e propulsione. Vale sempre l’equazione per cui se diminuisce il peso il risultato sarà maggiore a parità di potenza e viceversa.


Grazie infinite a Matteo e ad Asics per aver permesso questa nuova amicizia.

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