Boston, 15 aprile 2013

Da Boston a Padova ci sono circa 6400 km di distanza in linea d’aria e meno di 6 giorni di differenza.

Due storiche maratone, uno di seguito all’altra. Come milioni di persone ieri sera ero online alla vista dell’ennesima tragedia, frutto del demone umano.

Da qualche mese corro, dopo un infortunio rugbystico. Uno sport solitario, uno sport dove il corpo è un componente, ma la concentrazione e la ricerca di se stessi sono la chiave di volta per l’ultimo miglio.

Non sono certo un maratoneta, però sarei un falso a non dire che vedendo quelle macabre scene il pensiero è andato a domenica: come dice il mio amico Massimiliano (esperto di maratone): tutto è cambiato, siamo abituati ad arrivare al traguardo costi quel che costi, ma da ieri per ogni runner quel traguardo avrà un sapore diverso.

Non mi resta che condividere: domenica proverò anch’io a partire ed arrivare al traguardo di Prato della Valle. Obiettivo? Arrivare e farmi avvolgere dall’emozione dell’arrivo: un’emozione che avrà sicuramente un pensiero speciale, rivolto a chi quel traguardo è stato negato, da una mano armata da dolore e odio.

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